Leonardo in TV. Genio sì, ma del Marketing 

di Maurizio Badiani– Davanti al nuovo sceneggiato della Rai dedicato a Leonardo da Vinci (la puntata di apertura è passata ieri sera su Rai 1 in prima serata) mi è presa una tremenda nostalgia di quello vecchio, del 1971 con protagonista Philippe Leroy.

Le ragioni sono molte ma una sola vale per tutte: chi si prefigge di portare sugli schermi una persona realmente vissuta dovrebbe rispettarne il più possibile la fisionomia storica. Questo il “kolossal” della Rai non lo fa.

Descrive un Leonardo che non è mai esistito. Sappiamo dalla fonti storiche e da testimoni oculari (i quali, vista la “caratura” dell’Uomo sono stati molti) che Leonardo fu un personaggio solare dotato di mille virtù.

Bello nell’aspetto, di grande facondia, musico inarrivabile (improvvisava versi all’impronta), era persona di grande compagnia e, soprattutto, oltremodo sicuro di sé e del proprio talento.

Quello portato sullo schermo dalla Rai è un uomo pavido, sempre trepidante, incerto sul da farsi e oppresso da antichi e misteriosi presagi. Che dire poi della “storia”? Quando Leonardo dipinse l’angelo famoso che sta a sinistra nella pala del Battesimo della National Gallery era un ragazzotto poco sopra i 20 anni e non certo l’uomo maturo impersonato dal 37enne Aidan Turner. Vasari ci dice che il Verrocchio, vista la bellezza di quell’angelo dipinto dall’allievo, non volle da allora più toccar pennello e decise di dedicarsi alla sola scultura. 

Forse l’episodio narrato dal Vasari è un po’ romanzato. Di certo Verrocchio deve essere stato profondamente colpito da quel fatto e non credo proprio che sia aperto in un sorriso benevolo (come ci mostra lo sceneggiato) accompagnato per di più da una pacca sulla spalla dell’allievo che – non volendo – aveva di fatto umiliato il più anziano maestro. Ma fin qui passi. 

Quello che non può passare è aver creato una coprotagonista (che si troverà anche nelle puntate successive), tale “Caterina da Cremona”, che non è mai esistita e che nella vita di Leonardo non c’è mai stata.

Esigenze della sceneggiatura? Un occhiolino al “mercato”? Un escamotage per tenere alta l’audience? Non c’è giustificazione che tenga. 

La Rai degli anni 60, con i suoi sceneggiati, si prefiggeva (riuscendoci) di fare cultura. Qui ci si arrende a piene mani alle “leggi dell’audience e del mercato” e chi se ne frega della verità storica. 

Davanti a un “falso” come quello che ho visto ieri sera riabilito persino le ovvietà di Giacobbo dalle cui trasmissioni – lo ammetto senza vergogna – non ho mai imparato rigorosamente nulla.