Il Censis moltiplica i numeri della Visual Radio di TER: cui prodest?

di Claudio Astorri www.astorri.it – Una ricerca del Censis sulla fruizione della Visual Radio trasmette evidenze completamente differenti e molto amplificate rispetto a quelle di TER, la ricerca ufficiale del settore. E le domande si pongono in modo pressoché obbligatorio. Come è possibile e perché?

Mi trovo a sostenere la Radio in tutte le sedi. In quelle istituzionali, in quelle del blog, in quelle di presentazioni a investitori pubblicitari, in quelle della formazione alle forze vendita dei miei clienti. Perfino in quelle tra amici o parenti. E lo faccio sempre sia con storie che con riferimenti. E’ splendido come la Radio ti permetta di essere espressa verso le altre persone al contempo con una forte emotività, grazie al potere della sua immaginazione, ma anche con una documentata razionalità, grazie ai numeri della sua efficacia.

Uno tsunami si è tuttavia avventato sulle apprezzabili certezze della razionalità dei dati sulla Radio. E ciò è avvenuto a sole 2 settimane dalla pubblicazione dei volumi del 2° semestre di TER 2020. Essi avevano tra l’altro appena aggiornato i dati dell’ascolto dai device della Radio. E si abbatte proprio sui termini della fruizione da uno dei ricevitori in particolare, il televisore. Stravolgendone completamente le evidenze. Che tempismo! E’ la ricerca del Censis “La transizione verso la Radiovisione“, presentata lo scorso 18 marzo.

E’ curioso come l’istituto, mentre tutto il resto del mondo parla di “Visual Radio”, utilizzi il termine tanto caro soltanto a RTL 102.5 di “RadioVisione”. Come è curioso che alla presentazione vi siano nel parterre Davide Giacalone e Roberto Arditti, che a RTL 102.5 non sono proprio degli estranei. Curiosissima poi è l’introduzione del concetto di “programma Radiofonico da schermi diversi” che include anche quelli degli smartphone. Insomma, emerge un quadro con punti di osservazione come minimo singolari. E da approfondire.

Le evidenze della ricerca del Censis

La prima affermazione della ricerca è sulla platea della Radio. Abbiamo tanto di indagine ufficiale TER con 120.000 interviste l’anno che ci descrive la numerosità degli ascoltatori in modo rigoroso e nelle varie modalità. Ascolto settimanale, giornaliero e nel quarto d’ora. Il Censis ci offre un numero senza riferimento alcuno. Gli ascoltatori della Radio sarebbero 41 milioni. Tondi tondi. Ogni lustro, ogni semestre, ogni quando? Non si capisce. TER 2020 misura 43.333.000 ascoltatori settimanali pari all’81,8% della popolazione. C’é qualcosa di sbagliato?

Il passaggio successivo è poi quello della diretta Radiofonica da tutte le piattaforme disponibili. Tuttavia non precisate e dettagliate. E queste piattaforme genererebbero ben 26 milioni di ascoltatori! Uhm. Il DAB? La Radio IP? IL DTT? Il Podcast? Gli Smart Speaker? Ecco i device digitali con TER 2020: PC/Tablet + Smartphone/Cellulare + Via Tv canale televisivo della Radio + Tv solo audio + Smart speaker/Assistente voce = 10.458.00 ascolti (lordo, con duplicazioni). Dobbiamo applicare un coefficiente moltiplicativo x 2,5 sui dati TER? Chi ha ragione?

Arrivano poi dal Censis altri numeri che sono astronomici per chi fino al secondo precedente ha collocato TER come fonte di misurazione di una industria, quella Radiofonica. Ben 19 milioni di italiani seguirebbero la Radio dagli schermi. Pensavo bastasse l’udito e che questo fosse fantastico per gli ascoltatori perché ciò non interrompe le loro attività che risultano accompagnate familiarmente. Le ricerche qualitative mi avevano confermato che la fruizione assolutamente utile nella distribuzione della “Visual Radio” è distratta. Invece siamo tutti in ipnosi?

E per concludere gli schermi solo TV che vedono gli italiani a seguire la Radio dal monitor del televisore nella misura di 11 milioni. Da TER 2020 ne risultano 4.317.000 nel giorno medio. Saremmo anche in questo caso a quel fattore moltiplicativo x 2,5. Mi sembra una costante. Peccato che mentre con TER 2020 è possibile comprendere una metodologia, con la ricerca del Censis non lo sia, almeno a me. Non ne trovo traccia. Sulla presentazione mi sembrerebbe doveroso precisarla ma si sono preferite le sole evidenze. Bene così?

La misurazione elettronica, subito… ora!

Il fatto che su un tema molto sensibile come quello dell’uso tecnologico nell’ascolto della Radio ci siano così tante fonti diverse e con parametri differenti è un problema per la nostra industria. Il Censis è solo l’ultima delle nuove entrate che sembrano spingere di volta in volta verso interessi diversi. Quelli di Google, come quelli di Apple, oppure di chi si ritiene l’inventore della Radio alla televisione. E non mi riferisco a quello legittimo, che mi risulta essere Claudio Cecchetto. Si può assistere a tutto ciò? Un mezzo tirato per la giacchetta, vituperato o imbalsamato all’occorrenza?

Indispensabile. Seguiamo i suggerimenti di RAI RADIO e introduciamo da subito la misurazione elettronica. Su questo blog ne ho scritto qui e più volte e lo ribadisco. Per la cultura del mezzo e la credibilità commerciale è fondamentale che TER si apra all’UPA e che la misurazione elettronica sia avviata da subito almeno in forma sperimentale. L’apporto di precisione che può offrire tale metodologia anche con riferimento alla fruizione dai device garantisce analisi serie e accettate dal mercato. E offre alla Radio la sua grandezza nei numeri reali e nella unicità della sua incredibile resilienza. Senza bisogno alcuno di speculazioni.