Professione: apprendista Ferragni

di Maurizio Badiani

Ieri sera mi sono imbattuto in TV in una nuova trasmissione, Anni ’20, titolo francamente un po’ deviante visto che la sedimentazione di quella parola e di quel numero così accostati ci porterebbero più a pensare ai roaring 20’s di cento anni fa che a quelli un po’ più belanti di oggi. Ma lasciamo perdere il titolo e concentriamoci sul contenuto. Un ampio spazio del programma era dedicato alle influencers. O, meglio, alle apprendiste influencers. Tutte femmine, di solito di piacente aspetto e di non nascoste grazie. La loro ambizione e la loro speranza è di diventare entro il tempo più breve possibile “influencers” affermate. Per questo seguono anche una scuola. Il costo del corso si aggira sugli 8/9 mila euro. Molto se una rimane al palo. Un’inezia se una riesce a “sfondare” e diventa la Ferragni n.2.

Maurizio Badiani

La quale, inutile dirlo, resta il punto di riferimento, la stella polare delle speranzose fanciulle. Difficile capire che cosa possa insegnare loro la scuola. Ad essere spigliate? A valorizzare il loro lato migliore? A prendere dimestichezza con la telecamera?

Può darsi. Immagino che difficilmente riuscirà a passare alle sue allieve qualche concetto di marketing. Il posizionamento? Facile: è la posizione che si può dare al prodotto più o meno a favore della telecamera. 

Magari accompagnando il gesto con un ammiccamento o un occhiolino. 

E pensare che per trovare a un prodotto un posizionamento vincente le agenzie una volta sudavano anni! Quanto tempo sprecato. Oggi i nuovi media bruciano le tappe. E nel falò finiscono anni di tecniche barbose e di attempate teorie.

Ma sì forse hanno ragione le aspiranti Ferragni. Una voce aggraziata, una mossa azzeccata…che ci vuole in fondo per vendere un prodotto?

O vogliamo tornare agli imbonitori dalla voce roca e alle urla della Wanna Marchi?

Meglio, molto meglio le attuali aspiranti Ferragni.

Che sono belle da vedere e, invece di urlare, sussurrano.

Volete mettere?