Klaus Davi:  ‘Omicidi di mafia irrisolti prateria per giornalismo investigativo’

“Familiari delle vittime ci contattano e ci stimolano’ 

Klaus Davi

 Ha pubblicato un primo articolo nel maggio 2020  sulla vicenda  di un pentito ucciso nel 2008 sul suo profilo Facebook e ne ha successivamente parlato a ‘Fatti e Misfatti’ programma culto di Paolo Liguori dove il dossier giustizia è molto sentito. A incoraggiarlo le due figlie del pentito e alcuni testimoni indiretti della vicenda sulla quale era caduto il silenzio.

Nove mesi dopo la Procura di Reggio Calabria sulla base di un interrogatorio del pm Sara Amerio ha cristallizzato le conclusioni a cui era arrivato Davi sul presunto mandante dell’omicidio.  Alcuni passaggi dei verbali  della Procura sono direttamente sovrapponibili a quanto scritto da Klaus Davi. Il  presunto mandante il presunto  e il  movente. Non poco. 

Il massmediologo italo svizzero titolare di una agenzia di comunicazione , si diletta a tempo perso a tentare di risolvere questioni di criminalità organizzata. “Il vantaggio di essere single è che puoi lavorare sette giorni su sette. Non hai mogli o compagni, come nel mio caso,  cui devi rendere conto. Per cui il mio tempo libero lo dedico interamente a questo tema.”

Una forma di giornalismo appassionato che evidentemente lo ha reso un interlocutore di alcuni protagonisti delle faide di Ndrangheta. “Non devi mai mostrare di avere paura quando li incontri anche se sei terrorizzato. Una delle doti spiccate dell’affiliato è l’istinto. Capiscono al volo dove vuoi andare a parare’.

“Il rischio di essere strumentalizzato è molto alto ma accade con chiunque. Mi sono dato una piccola regola : diffidare di chi fa rivelazioni a senso unico solo per colpire una parte. Li potrebbe scattare il conflitto di interessi, tipo le faide che proseguono negli anni . Diffido di chi parla di una campana sola. Faccio un esempio : il pentito Seby Vecchio parla giustamente delle malefatte della stagione del sindaco  Giuseppe Scopelliti. Ma è credibile una ‘Ndrangheta che sponsorizza  solo una parte politica  e diventa neutra con la seconda?  Detto questo di errori se ne fanno, il giornalismo ma pure lo Stato non scherza,  nessuno è perfetto. Ma tutto è meglio del silenzio,  che è il vero alleato delle mafie. Il vero assist  alle mafie glielo conferisce  lo Stato fa il ‘riservato’  circoscrivendo l’impegno anti mafia  comunicazionale a conferenze e dibattiti eventi eccetera. Anche quel tipo di antimafia è utile, intendiamoci, ma io devo portare notizie,  non frasi fatte ai miei editori. Non sempre ci riesco , ma ci provo. 

Ora Davi sta lavorando a un caso degli inizi degli anni 90. Mi ha contattato un testimone oculare raccontandomi per filo e per segno le dinamiche dell’agguato. Si tratta dell’omicidio di due ragazzi avvenuto a  San Brunello (RC), Bruno Nucera e Raffaele Tavella . Ma prima di pubblicare la vicenda ho chiesto alla Procura di Reggio Calabria di poter visionare le motivazioni dell’archiviazione avvenuta ormai anni fa cosi come alla ‘’Gazzetta del Sud’, quotidiano con cui collaboro. Ho chiesto gli articoli relativi alla vicenda. La ‘Gazzetta del Sud’ con le sue puntigliose cronache e una squadra di cronisti giudiziari molto ferrati  è una banca dati vivente. Lo Stato dovrebbe farne tesoro,. Solo dopo alcune verifiche pubblicherò la storia. E sarà uno shock non da poco, assicura Davi, perché io mi sono convinto che il mio testimone dice il vero. “