Dalla Segre alla Meloni. Considerazioni in margine alla giornata della donna

di Maurizio Badiani

In un mio recente libretto ho dedicato un’intera “sezione” all’imbecillità umana. Un pozzo senza fine che oggi ha trovato nella “rete” acqua infinita a cui attingere.

Apprendo dai giornali di nuovi insulti alla Segre come se quello di rivolgere improperi ad una gentile e colta signora anziana, che ha il solo “demerito” di essere sopravvissuta all’orrore dei campi nazisti, fosse diventato uno sport nazionale. 

La cattiveria, l’astio, il rancore sembrano diffondersi sulla rete ogni giorno di più come una nuova dilagante pandemia.

Non amo troppo Facebook. Perciò lo frequento di rado. Mi ci sono affacciato per caso pochi giorni fa: il tempo di leggere alcune cose illeggibili e ho ritirato indietro la testa inorridito, come una chiocciola che se ne torna nel guscio.

Un adulto (mi resta difficile definirlo un signore) più che acculturato si poneva infatti il dilemma (e senza vergogna lo proponeva ad un’audience osannante): “Ma se non posso dare della troia e della puttana alla Meloni, posso almeno darle una piccozzata sulla bocca?”.

L’arringatore che si pone un dubbio così intellettualmente raffinato si ritiene – e si dichiara – un autentico “democratico”.

Sarà, caro il mio Robespierre internettiano, ma io credo che la democrazia sia tutta un’altra cosa.

La Democrazia – quella vera – si basa su un principio liberale che ci impone di rispettare le opinioni degli altri, anche se queste ci sono indigeste.

E le opinioni si combattono con le opinioni. E non con le piccozze.

Quelle,caro amico, lasciale nell’armadio dove le avevano riposte gli scherani di Stalin (immagino che il nome Trotsky ti dica qualcosa).

Oppure – ancor meglio – usale per arrampicarti in montagna.

Forse un po’ di aria fresca, ossigenando il cervello, ti restituirà la lucidità che per un attimo ti è venuta meno facendoti dire, e scrivere, cose di cui probabilmente ti sei già vergognato.

PS Considerando l’aria mefitica che tira, forse non è superfluo citare di nuovo una frase ultrafamosa“Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu possa dirlo”.

Di solito l’affermazione è riferita a Voltaire. Pare che a scriverla sia stata invece una colta signora inglese, Evelyn Beatrice Hall, che, nel 1906, la inserì in una biografia di Voltaire intitolata “The Friends of Voltaire”. 

Se è davvero così, ancora una volta sono le donne a insegnarci qualcosa. Perciò: chapeau, mrs Evelyn! E grazie per aver regalato – anche a chi si ostina a non capirla – quella frase stupenda.