Gli italiani dicono sì ai vaccini, ma non si fidano di quello russo e cinese. E sono pessimisti sulla campagna vaccinale

di Andrea Altinier

L’emergenza sanitaria del Covid-19 rimane al centro del dibattito dei media ed un tema dominante nelle discussioni dell’opinione pubblica. Il focus, rispetto a qualche mese fa, però non è più la gestione dell’emergenza, le restrizioni e la crisi economica, ma per gli abitanti del nostro Paese sono prioritari il vaccino e la campagna vaccinale.

Nel suo Radar settimanale SWG ha individuato l’orientamento dei cittadini su questo tema sensibile che vede nel dibattito quotidiano voci discordanti e una bulimia di informazioni che rischia di essere dannoso nella scelta di vaccinarsi o meno. Dall’indagine di SWG, però, emerge un dato confortante: il 74% degli intervistati dichiara la disponibilità a vaccinarsi, ma il 16% manifesta la sua contrarietà ed una quota consistente pari al 10% che è ancora indecisa.

Il monitor di SWG  sottolinea in modo chiaro come la decisione di sottoporsi o meno alla profilassi, però, dipende fortemente dal tipo di vaccino assegnato. Pfizer e Moderna sono quelli che rassicurano di più i cittadini, si rileva qualche perplessità in più per i vaccini non ancora approvati (quello italiano, ReiThera, e quello di Johnson & Johnson), mentre le resistenze aumentano al 28% per il prodotto di Astra-Zeneca. Rimangono diffusi i dubbi anche nei confronti del vaccino russo e, soprattutto, per quello cinese. Il diverso livello di affidabilità assegnato dai cittadini testimonia, però, l’attenzione e la sensibilità degli italiani sul tema ed il fatto che si informano e lo vivono come un tema caldo e vicino.

Infatti il quadro fornito dall’opinione pubblica esprime un atteggiamento consolidato: “sì fare veloci, ma senza rischi”. Ciò che preoccupa maggiormente gli italiani, però, è l’andamento della campagna vaccinale intorno alla quale la narrazione quotidiana dei media e dei sociali addensa delle nubi che confermano il pessimismo dell’opinione pubblica. Infatti una parte consistente degli italiani (il 44%) è convinta che il processo di immunizzazione sarà ancora lungo al punto che non si potrà tornare alla normalità prima del 2022.

È minoritaria la parte degli ottimisti solo il 25% pensa che potremmo essere a buon punto non prima dell’autunno e, quindi, in tempi relativamente brevi. La fotografia complessiva profila, quindi, un’opinione pubblica ben disposta nei confronti della profilassi che individua come l’unica soluzione per uscire dalla pandemia, ma allo stesso tempo non si fida di soluzioni last minute e teme tempi lunghi.