Luigi Albertelli. Una storia fatta di parole di amicizia

di Maurizio Badiani

Giornali, Internet e TV hanno dato la notizia della scomparsa di Luigi Albertelli. Ci hanno detto tutto sul paroliere di oltre mille canzoni, l’autore di Zingara, fortunato brano che riuscì a vendere (in italiano!) oltre 3 milioni di dischi.

Luigi Albertelli

Al tanto che è già stato detto vorrei aggiungere solo alcune parole riconoscenti visto che con Luigi ho lavorato – spalla a spalla – per un lungo periodo.

Erano gli anni 80, gli anni euforici della pubblicità. Insieme al mio art, Mauro Marinari, dividevo l’onore e l’onere di lavorare su Coca Cola, il cliente più prestigioso della McCann.

Archiviati gli anni di piombo, si respirava finalmente un’aria più rilassata. I soldi giravano, i budget erano ingenti e questo si rifletteva anche nella pubblicità.

La maggior parte degli spot della Coca Cola erano film “a vignette”, costosi commercial con decine di attori girati in una moltitudine di location diverse. Una gioia per gli occhi degli spettatori e per la borsa di chi li produceva.

Fungeva da collante delle varie sequenze una musica all’altezza del visivo, spesso famosa o famosissima. Cantata sempre e soltanto in inglese. 

Non so se fosse una disposizione voluta da Atlanta, sede storica della bevanda, o se fosse invece la scarsa fiducia che i dirigenti della sede italiana nutrivano verso la conoscenza della lingua d’Albione da parte del pubblico nostrano: sta di fatto che ogni “jingle” doveva rigorosamente essere “tradotto” in italiano.

Degli adattamenti era stato incaricato Luigi Albertelli, paroliere di provata esperienza, a cui io – in pratica – fungevo da braccio destro o, a seconda dei casi, da assistente. 

Qualche volta mi era successo di lavorare da solo, in attesa che si presentasse Luigi che, per raggiungere via Meravigli, partiva da Tortona.

Ascoltavo il brano “da tradurre”, pezzetto per pezzetto, un secondo dopo l’altro, parola dopo parola. Poi schiacciavo lo stop del registratore (o del nastro Umatic) e mi mettevo a sostituire le parole. 

Un lavoro che richiedeva, oltre ad una certa abilità, sveltezza di mano e tanta, infinita pazienza. Finché un giorno il buon Luigi non mi venne in soccorso svelandomi un piccolo segreto.

“Vedi – mi disse – c’è un sistema molto più semplice per rispettare la metrica: basta che tu ti ascolti bene il brano e sostituisca poi le parole con dei numeri. 

Un esempio: “For me… for you…” possono diventare “2…3 / 2…3” e così vai avanti fino alla fine. 

Tornando al nostro esempio: la nostra sequenza “2…3 / 2…3” potrà diventare “Per me… per te”, oppure, a seconda del senso che vorrai dare alla frase,: “Con te…con me” o ancora  “Sarà…così…” ecc. ecc. 

Questo ti eviterà di andare avanti e indietro col registratore o far scorrere il nastro mille volte. 

Davanti a te avrai solo un foglio bianco con dei numeri in successione. Numeri che ti basterà sostituire con delle parole che, tra loro, abbiano un senso”. 

Il piccolo segreto rivelatomi da Luigi fu per me illuminante almeno come quelli di Fatima. 

Ti ringraziai allora per il consiglio, caro Luigi. E lo rifaccio adesso.

E ringrazio la McCann, la Coca Cola e la sorte per avermi dato la possibilità di incontrarti, di conoscerti e di lavorare insieme.

Mi sembra di rivederti nell’atto di uscire dall’ufficio quando, agitando il braccio, ci dicevi con la tua voce baritonale “Ciao ragazzi alla prossima”.

Ciao Luigi, alla prossima! 

Anche se so che questa volta è una bugia.