Brooklyn: una freschezza lunga (più di) 20 anni 

di Maurizio Badiani e Franco Bellino 

Nel tentativo di dare un veloce Happy End al mio pezzo su Franco Moretti e sul rapporto professionale che ci ha legati, invece di una più appropriata, lenta dissolvenza ho usato un “cut” drastico che ha finito col tagliar fuori l’opera di numerosi talenti che per anni hanno lavorato su Brooklyn e per la Perfetti scrivendo alcune delle più belle pagine della pubblicità italiana.

Me lo ha ricordato, con la squisita sensibilità che lo contraddistingue, l’amico Franco Bellino che su quel marchio ha lavorato a lungo. A mia parziale discolpa aggiungo solo che il mio intento era quello di dedicare un breve e affettuoso omaggio al mio amico e maestro Franco Moretti e non di scrivere la storia della pubblicità della “Gomma del ponte”, cosa che richiederebbe ben altri sforzi e ben più ampi spazi.

Franco Moretti si trovò a lavorare alla fine di una strada già tracciata, fatta di film che nascevano da un posizionamento forte e da un nome azzeccatissimo e già di per sé “posizionante”. Una collana di successi lunga più di 20 anni a cui Franco ebbe l’opportunità di aggiungere tre “perle” finali:

1) l’emotiva sequenza di “baci” accompagnata da “Love letters in the sand”, brano del 1931 riportato al successo da Pat Boone negli anni 50;

2) il film del marinaio che torna a casa con la colonna sonora di “Back home” (la regia di entrambi i commercial era di Jaime De La Pena);

3) un film – una sorta di musical – girato a Roma dalla Filmmaster, regia di Bruce Dowad, con un ponte di Brooklyn interamente ricostruito in studio.

Ricordo quei lavori perché al tempo (fine anni 80) ero ancora in McCann, in qualità di responsabile creativo della Universal McCann, agenzia a cui la “casa madre” di Via Meravigli affidava i clienti “doppioni” che altrimenti non avrebbe potuto gestire. Qui la mia testimonianza si arresta.

Per aggiungere altri sapidi e colorati tasselli a quel gigantesco mosaico che é stata la comunicazione di Brooklyn degli anni precedenti, da bravo telecronista passo microfono e parola all’amico Bellino, testimone insostituibile di quanto “era accaduto prima” della gestione McCann. Nessuno infatti può farlo meglio di lui che ha visto nascere il prodotto e, addirittura, il suo nome. 

Maurizio Badiani 

L’amico Maurizio Badiani mi passa il testimone invitandomi a raccontare l’antefatto dei bellissimi lavori di Franco Moretti. Accetto volentieri perché secondo me, e immodestamente, i “Brooklyn” di cui tutti parliamo quando parliamo dei “Brooklyn” sono di Mario Fattori e della General Film tra il 1967 e il 1975. E poi, oltre che di Mario Fattori, vero deus ex machina che sapeva tirare fuori da ognuno di noi il meglio che nessuno di noi nemmeno sapeva di avere, i “Brooklyn” sono anche della ‘signora Mariella’ che montò i primissimi e poi del Dede, che li montò quasi tutti e di Renato Job; di Giuliano Giustini, Pino Colla, credo anche Giorgio Battilana, Cesare De Ferrari, Enzo Braschi a New York e miei in “General Film”; di Daniele Oppi della “Dany Pubblicità” a Milano; dei fratelli Ambrogio e Egidio Perfetti e poi Franco De Amicis al ‘Dolcificio Lombardo’ a Lainate.

In quegli anni in General Film tu incontravi Chet Baker (che Mario protesse come un figlio) e il ‘Modern Jazz Quartet’, che faceva soggezione persino a Mario. Indimenticabile per me John Lewis che si affaccia perplesso nel mio ufficio, mi guarda e mi chiede “Where is the toilet ?”. Io non lavoravo nella toilette, però il mio ufficio era – come è sempre la toilette in tutte le barzellette – l’ultima porta in fondo a destra. 

Nello stesso corridoio incontravi Ornella Vanoni e Gianni Ferrio e Franco Cerri. Un giorno anche Astor Piazzolla e Gerry Mulligan, che Mario presenta l’uno all’altro in ‘Mondial Sound’ di Aldo Pagani per la registrazione di un disco. I due non hanno preparato nulla e Mario tranquillo gli dice : “Fate quello che vi pare. Fate musica !” e i due creano secondo la critica “un disco memorabile, di rara bellezza”.

Per i film Brooklyn si stava circa un mese ogni anno in America, senza sceneggiature, senza story-board, senza il Cliente, i primi tempi con Carla Gravina, poi senza nemmeno più lei.

Dopo qualche anno però anche la Perfetti si managerializza. Un giorno De Amicis dice in riunione : “Sì, ma prima che Lei parta per New York, Fattori, quest’anno noi vorremmo leggere una sceneggiatura.. vedere uno storyboard..” . “Cosa ? ! ?” – ruggisce Fattori. Poi rivolto a Braschi e a me : ”Enzo? Bellino ? Alzatevi e andiamo a lavorare.” E si alza per davvero e se non lo trattiene per un braccio l’Ambrogio Perfetti, scusandosi per l’improvvida richiesta del nuovo responsabile della comunicazione, per davvero Fattori pianta lì tutto e tutti. Quella era l’atmosfera in cui nasceva non sulla carta, non in storyboard, ma nel cuore di tutti noi la magia di film che ebbero subito un posto d’onore al MOMA di New York. La storia dei Brooklyn però continua anche dopo Mario Fattori e la sua General Film. 

Però qui finisce quanto mi ‘detta’ con un pizzico di malinconia e di sorridente autoironia la mia appannata memoria.

Franco Bellino