Klaus Davi: la notizia della morte del killer Fracapane ? Me l’ha data la lobby gay della Ndrangheta. Qualcuno della famiglia mente

Intervista di Mario Modica al massmediologo che ha rivelato la circostanze della morte di un pentito

Klaus Davi

Klaus Davi massmediologo, collaboratore di Mediaset e battitore libero dell’antimafia porta a casa in queste ore uno scoop rilanciato da tutte le agenzie di stampa.  Scopre nei suoi peregrinaggi in Calabria che il pentito Giovanni Battista Fracapane (con a carico centinaia di omicidi commessi durante le guerre di mafia),  è morto da oltre un mese per arresto  cardiaco. La notizia (come molte altre date da Davi con ampio anticipo, come il pentimento del capo cosca Maurizio Cortese) è apparsa come un fulmine a ciel sereno. Dato che il feroce Killer era passato a miglior vita da oltre un mese e nessuno ha avvisato i giornalisti (davvero poco considerati in quelle lande)  e la famiglia. Ora i fratelli del pentito faranno causa allo Stato. Del caso Davi ne parla con ‘Spot and Web’.

Klaus le notizie qui sono due. La morte del pentito e il blackout dello Stato.

Non mi stupisce, Mario. In Calabria lo Stato considera il giornalismo una ‘commodity’, un optional. Capacità investigative davvero molto alte corrispondono a una cultura della comunicazione degna dell’era di Neanderthal. In passato la Questura ha perfino fatto una conferenza stampa mirata. Privilegiati solo 5 giornalisti, gli altri esclusi. Cose più consone al Sudafrica di una volta che a una sana gestione della comunicazione, e  che possono accadere solo lì. In nessun altro posto di Italia si farebbe una cosa del genere. Ma tanto non frega nulla a nessuno… Lo Stato, in una terra in cui i cronisti rischiano la vita, che fa questo genere di cose si mette a un livello molto discutibile .

Come spieghi  il fatto che la morte di un pentito di tanto peso sia stata nascosta per un mese?

Non ho idea e la cosa non mi scandalizza. Fondamentalmente la Calabria è isolata perché sta bene a tutti. Stato anti-Stato, para Stato. Tutti si lamentano del disinteresse nazionale poi se chiami per una conferma nessuno ti risponde.

Ma tu l‘hai avuta comunque.

Si, ma dalla Ndrangheta. Casualmente. Lo sapevano in molti tra gli affiliati di  Archi. Ho fatto un po’ di verifiche con familiari ed amici  poi ho deciso di uscire perché ero certo delle mie fonti.

Non temevi il depistaggio?

Il rischio c’è. Però ho scritto che non avevo conferme ufficiali ma gli ambienti della ‘Ndrangheta la davano per certa. Messo nero su bianco. Perché questo gli affiliati mi hanno raccontato.

Ma la Ndrangheta quindi parla con i giornalisti?

Altroché, ma devi sempre controllare. Lo Stato servirebbe per controllare. Ma tace. Non si capisce perché. Per tutelare chi? Visto che lavora lo faccia sapere.

Tu scherzi sempre sull’aspetto sessuale della mafia…

Mica tanto. La reputazione criminale si fonda anche su quella sessuale del capo mafia. Solo che spesso è costruita  e non si capisce perché nessuno – tranne il sottoscritto – lo dica. Anche su questo c’è paura. Gratteri è l’unico che ne ha parlato a proposito di Filippo Gangitano. Per la mia esperienza, esiste un mondo sommerso nelle mafie che un giorno racconterò. In diversi in quel mondo mi hanno fatto capire di esser gay. Molti di loro poi segnalano le cose che ovviamente vanno verificate. Non mi sembra irrilevante visto che i capi mafia su questo loro appeal fondano anche la loro reputazione di boss. Nessuno mi credeva, ma esiste una lobby gay anche nella Ndrangheta.

La Ndrangheta più attendibile dello Stato nel dare notizie?

In Calabria vanno molto a simpatie, antipatie. La logica della faida, della cordata  c’è anche nello Stato. Ma io devo trovare le notizie e se lo Stato non me le da me le vado a cercare.

Perché non le danno?

Hanno tutti paura. Tutti. Di cosa non lo so . Ma certamente se Paolo Liguori (direttore di Tg Com)  mi spedisce giù non è per fare salamelecchi ma per portagli notizie.

E’ vero che dicesti al magistrato Luca Palamara di fare corsi di comunicazione in Calabria?

Certo. Ma poi capì che era interessato a ben altro….. Tipo le partitine di calcio costate 800 mila euro! Fatte solo per ‘celebrare’ il politico di turno. Uno schifo.

Tornando al caso di Fracapane, si farà chiarezza sul mistero della morte?

Penso di si. Ricordiamoci che la Procura di Reggio Calabria non ha avuto problemi a sollevare le complicità di alcuni esponenti delle forze dell’ordine, di magistrati stessi e di politici con la mafia. Ho fiducia negli uomini. Secondo me è una Procura che i risultati li sta portando. Penso all’indagine Gotha, Malefix, Pedigree e tante altre importanti. E altri ne arriveranno, su questo ho pochi dubbi.

Per chiudere?

Qualcuno della famiglia Fracapane sapeva. Qualcuno non dice la verità. La verità verrà a galla se vorranno indagare seriamente, e non ho dubbi che lo faranno.

Ti ha chiamato qualcuno?

Nessuno, ma ormai molti avranno capito che le mie fonti sono parecchio attendibili, tu che dici?