Maradona: il ragazzo che non seppe crescere

di Maurizio Badiani

L’uomo é una strana bestia. Più che di pane sembra nutrirsi di miti.  Poco importa se questi hanno qualche difetto. 

Stalin, quando morì, fu pianto da milioni di persone e ai suoi funerali, per la calca, si contarono – si dice – migliaia di morti. 

Eppure il baffuto Koba non era certo quello che si può definire uno stinco di santo. Era però un mito. E questo, alle folle, bastava. 

Brecht ci ha lasciato un monito: “Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi”.

Non credo però che il drammaturgo tedesco conti molti followers. 

Soprattutto tra gli spalti delle tifoserie.  Là dove, nei giorni scorsi, sono state versate lacrime vere per la scomparsa di un giocoliere del pallone.

Forse il più grande che ci sia mai stato. 

Lo chiamavano il “pibe de oro”. Pibe, ragazzo. E ragazzo Maradona é rimasto anche da adulto.Ha saputo diventare un mito senza mai riuscire a diventare un Uomo. 

Era bravo a tirare in porta. Ma nella sua vita, come lo stesso campione ha ammesso con voce rotta, non ha “tirato” solo palloni. 

E’ stato un fedifrago in privato (ha tradito la moglie) e lo è stato in pubblico (ha tradito il fisco). E, per essere un uomo di sport, ha tradito anche lo sport. 

Il barone De Coubertin non lo avrebbe di certo additato ad esempio come un campione di sportività.

L’assordante silenzio sul gol di mano con cui il “pibe” riuscì a conquistare (gli Inglesi dicono scippare) una coppa del mondo non credo glielo avrebbe mai perdonato.  

Chiunque abbia conosciuto Maradona giura che avesse un cuore grande.

Se così é, il Padreterno ne terrà certamente conto. 

E gli perdonerà i pochi errori commessi sul campo e i molti che ha commesso in vita.

Già una volta gli aveva dato una mano. 

A maggior ragione non gliela negherà ora.