Covid19 e digitalizzazione: le realtà che non si arrendono e cambiano il proprio business

Se qualche mese fa qualcuno vi avesse detto che un parrucchiere avrebbe guadagnato dei soldi senza tagliare i capelli, ma guidando a distanza le mani delle clienti, lo avreste preso per pazzo. Eppure, è accaduto a Bari, al Backstage Salon. Questa è solo una delle tante storie di revisione di business in ottica digitale per rispondere alle difficoltà portate dal covid19. 

La digitalizzazione delle imprese e dei servizi offerti online, inizialmente vista come un’esigenza imposta, sono spesso diventati un’opportunità, come conferma Deraweb, brand del gruppo SunDera S.r.l. che si occupa della creazione di siti web e della fornitura di servizi digitali a liberi professionisti e imprese, che in questi mesi ha accompagnato moltissimi imprenditori lungo il cammino digital.


La rivista Forbes – spiega Fabio De Lucia, Direttore Marketing & Co-Founder di Deraweb – ha affermato che nel mese di marzo 2020 il 75% delle persone che hanno comprato beni e servizi online non lo avevano mai fatto prima. Lo hanno fatto perché non esistevano alternative e perché avevano il timore di uscire e contrarre il virus. Possiamo, dunque, affermare che la pandemia abbia portato alla scoperta prima e alla conferma poi di una nuova abitudine nei consumatori”.

Fare la spesa online offre la possibilità di risparmiare del tempo avendo accesso ad una proposta più ampia di prodotti, per questo in molti sono rimasti legati a questa abitudine così come, dopo aver scoperto che ci si può allenare anche in casa, hanno acquisito la consapevolezza che si possa mantenere uno stato di forma anche facendo workout tra le mura domestiche.   

E così anche Domenico Scorcia del Backstage Salon, parrucchiere pugliese che fino al febbraio 2020 non aveva neanche un sito internet, ha sfruttato le potenzialità della rete e del cambiamento per reagire alla crisi. “Ho realizzato un sito web professionale affiancandolo a una strategia social e grazie alle competenze apprese in vari corsi online, ho lancianto un servizio di assistenza a distanza per la clientela, permettendo loro di tenere ‘in ordine’ l’acconciatura senza la manualità del parrucchiere. Ho anche creato un kit di prodotti e accessori per la cura dei capelli in caso di un ulteriore lockdown. Risultato? Sono già pronto per un’eventuale chiusura, le clienti sono felici e riesco a tenere duro nonostante il periodo”.  

C’è una profonda differenza tra adattarsi e reagire al cambiamento – chiarisce De Lucia – Il secondo caso porta l’imprenditore a ribaltare il nuovo scenario, trasformandolo da minaccia a opportunità”.

Opportunità che ha colto anche il professor Benedetto Toso, docente di Posturologia e attività motoria preventiva presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Fondatore della “Back School Programma Toso” ed esperto nella cura del mal di schiena e delle patologie vertebrali, aveva strutturato la sua vita professionale tenendo corsi in tutta Italia, insegnando a professionisti del settore in numerose palestre e ospedali. Ma arriva il lockdown e Toso rischia di dover bloccare tutto. Fine di una prestigiosa attività, riconosciuta anche dal Ministero della Salute? “Assolutamente no”, ammette con soddisfazione De Lucia, “perché anche con lui abbiamo utilizzato il web per dargli una nuova visione d’impresa”.  

 “La missione di Back School – racconta Toso – è stata sempre quella di formare e informare operatori di settore, per prevenire e curare algie e patologie vertebrali. Nonostante il Covid, con grande impegno e sacrificio abbiamo continuato a formare docenti, operatori del settore e privati cittadini. La pandemia e il cambio di abitudini rischia di creare molti danni. Abbiamo visto tante schiene peggiorare ed è per questo che gran parte dei nostri corsi si sono spostati online. Entrando nelle case della gente siamo riusciti ugualmente a correggere il loro modo di assumere posture errate e insegnando loro a fare esercizi preventivi”.

Un’altra storia di successo è quella dell’interior designer e fotografa Chiara Gnignerae dalla sua socia,l’architetto Loredana Catena. Titolari del brand “Case Valorizzate”, brand specializzato nel dare valore agli immobili attraverso la fotografia professionale, hanno sempre lavorato creando immagini suggestive, determinanti per vendere al meglio le case dei privati o per dare maggior valore agli appartamenti turistici. Ma anche in questo caso a sfocare i loro obiettivi professionali arriva prima il lockdown e poi le varie restrizioni imposte dai dpcm. Fine dei giochi? Ancora una volta, no.

 “Durante la pandemia, abbiamo seguito vari corsi online e abbiamo effettuato un’attività specifica sul nostro brand”, spiegano le due titolari. “Nel primo periodo di lockdown, seguiti da degli specialisti del settore, abbiamo fatto un restyling del nostro sito web e abbiamo collocato il brand in quella nicchia di mercato che con il ‘fai da te’ non avevamo mai raggiunto. Abbiamo cambiato il modo di proporre e raccontare la nostra attività e nei primi due mesi dell’autunno 2020 abbiamo raggiunto dei risultati di fatturato, pari a quelli ottenuti in tutto il 2019. Nonostante sia stato un anno tragico per gran parte dell’economia italiana, lavorando a distanza con consulenze e attività di post-produzione, abbiamo conseguito dei grandissimi risultati”.

Di esempi di questo tipo – conclude De Lucia – ce ne sono moltissimi e sottolineano quanto non sia importante il settore, né la zona dove si opera né il budget a disposizione. L’importante è comprendere come si possa utilizzare il cambiamento per continuare a fare impresa“.