Le parole sono pietre

di Maurizio Badiani

Anni fa in America si scatenò una guerra a suon di spot tra la Coca Cola e la Pepsi. Allora, nel paese a stelle e strisce, la pubblicità comparativa non aveva particolari restrizioni. E così le due aziende se le dettero di santa ragione. 

Fino a quando non capirono che a forza di denigrarsi a vicenda finivano col dilapidare il patrimonio di immagine e di reputazione che si erano faticosamente costruite nel tempo. 

La stessa cosa accade oggi nella corsa alla Casa Bianca. Mentre scrivo non sono in grado – come tutti – di sapere chi vincerà la competizione.

Sono però in grado di dirvi con certezza chi ha già perso. A uscirne sconfitta é stata la Democrazia. Che, dal tempo lontano della sua “invenzione”, dovrebbe essere emblema di tolleranza, confronto, rispetto per le idee di tutti. 

A cominciare da quelle dell’avversario.

Bene (si fa per dire): niente di tutto questo si é visto in America. Colpa e demerito vanno a un Presidente riottoso e caparbio che, in nome di un ego smisurato, rischia, con comportamenti indegni persino di un Bar Sport, di spingere un Paese già con i nervi a fior di pelle verso il baratro di un pericoloso scontro sociale. “La spada uccide molte persone ma ne uccide più la lingua che la spada.” Il monito della Bibbia, sventolata più volte come una bandiera, mai come in questa campagna é stato tradito e disatteso. Auguriamoci, per il bene di tutti, che il popolo americano mostri di aver più senno di chi, anche nell’uso avventato delle parole, ha dato prova di non essere all’altezza di governarlo.