Algoritmi, SEO, brand identity: ecco come i social hanno ucciso la comunicazione

Di Federico Unnia 

I social sono intorno a noi, 24 ore su 24. Piaccia o no, con loro occorre convivere cercando di valorizzare al meglio ciò che offrono. Quello che va invece tassativamente evitato è l’appiattimento su una comunicazione solo apparente, fatta di poca emozione e valore.

E’ quanto sostengono Guido Bosticco e Giovanni Battista Magnoli Bocchi nel loro recente scritto Come i social hanno ucciso la comunicazione edito da GueriniNext.

Aziende, enti privati, istituzioni e singoli individui: tutti si concentrano sul comunicare, ma quanti di noi si sono chiesti davvero cosa vogliamo dire? Per gli autori, esperti di comunicazione, stare sui social non solo non basta, ma può persino snaturarci in nome di qualche like in più. Tra algoritmi, SEO, sentiment e brand identity, abbiamo pensato a definire la nostra identità, i nostri valori, chi siamo e cosa abbiamo da dire? 

Il libro vuole smontare i meccanismi di una comunicazione intossicata e inefficace, tutta centrata solo sull’esserci, sulla smania di creare messaggi penetranti, di distinguersi e di emergere nel mare magnum della comunicazione social, perdendo di vista il valore che ogni comunicazione deve possedere e trasmettere.

Pur di avere voce nelle piazze virtuali, aziende, politica e privati sono disposti a sgomitare, eccedere e snaturarsi, adattandosi a gusti, meme e mode del momento. Video di pochi secondi, copy brevi, messaggi urlati: il linguaggio social è sempre più uniformato e indistinguibile. Questo produce un cortocircuito che, di fatto, ha paralizzato la comunicazione. Facendo spendere inutilmente molte risorse alle imprese.

Come se ne esce? La ricetta di Bosticco e Magnoli Bocchi occorre passare dal paradigma della comunicazione al paradigma dell’espressione. Guardarsi dentro e capire noi stessi, qual è il nostro messaggio e, in ultimo, la nostra identità. Che si tratti di un individuo, un’azienda o un partito, non si avrà comunicazione efficace senza un’espressione definita. Un invito a lavorare più su di noi, su chi siamo e cosa abbiamo da dire. La nuova era dell’espressione è più vicina di quanto crediamo.