Philippe Daverio. Una giornata particolare 

di Maurizio Badiani

Uno zingaro della cultura.Un funambolo della parola.Un inesauribile esploratore dei labirinti dell’arte e della mente.Questo è stato Philippe Daverio, grande divulgatore e intrattenitore impareggiabile. 

Vincente Berg e Philippe Daverio

Non venne meno alla sua vocazione di trascinante affabulatore neppure in quel lontano giorno di quasi 15 anni fa quando il fotografo Vincent Berg invitò lui ed altri due amici nel suo buen retiro di Besozzo dove, al tempo, aveva trasferito lo studio.

Gli altri due amici erano il fotografo Christopher Broadbent e il sottoscritto.Vincent, ispirato forse anche dall’atmosfera di quel bosco incantato, aveva realizzato delle splendide foto utilizzando con maestria materiali poveri raccolti sulle sponde di un lago o di un fiume.

Elaborandoli poi al computer ne aveva tratto delle immagini allucinate e magnifiche, maschere e ghigni misteriosi che parevano usciti dal bestiario di un ritrovato medioevo. Seduti davanti a un prato abbagliante di sole, sprofondati in poltrone un po’ fané, con Philippe parlammo dell’originalità di quelle figurazioni e di molto altro ancora.Vincent, il padrone di casa, aveva riunito la ristretta conventicola di amici per raccogliere, da fonti diverse, impressioni intorno alle sue nuove creazioni anche in prospettiva di una prossima mostra. 

Philippe, che dalle immagini di Vincent rimase affascinato (nella sua casa Milanese ancora oggi due gigantografie di quella serie si trovano appese alle pareti in posizione privilegiata), trovò subito la chiave per la futura esposizione: “De simmetria cerebri”. 

Anche perché, le parole sono sue,”Non vediamo con l’occhio ma con il sistema cerebrale”.

A quelle foto dedicò un ampio spazio nella sua rubrica televisiva “Passepartout”, allora molto seguita dagli amanti dell’arte. Rileggo adesso l’introduzione che Philippe scrisse per la Mostra di Vincent e la trovo a dir poco magnifica.

Conversando con me, quel giorno, Philippe si meravigliò che un professionista della pubblicità (io allora ero Direttore Creativo Esecutivo di Publicis) “sapesse così tante cose del mondo dell’arte”. 

Come battuta gli dissi che ero da sempre un collezionista di professione e che facevo la pubblicità solo per hobby. Philippe sorrise sornione aggiustandosi l’immancabile farfallino. 

Ciao Philippe: sono sicuro che dove sei adesso troverai, pronta ad ascoltarti con aria incantata, una platea di angeli di ogni colore e di ogni età. 

I quali in tema di religione e liturgie saranno pure ferrati, ma in fatto di arte – ne sono certo – hanno ancora molto da imparare da te.