Tutti pazzi per l’e-learning: il Covid19 cambia l’Italia

Quando la fase 2 per le scuole? Nella fase 2 del Covid19, tra le tante incertezze rispetto alle varie aperture in programma, in molti si chiedono quali saranno i prossimi passi per il mondo della scuola e dell’istruzione. Il grande interrogativo a cui si sta cercando di dare una risposta è certamente quello riguardante le modalità dell’esame di maturità, ma anche lo svolgimento di attività didattiche ordinarie è messo a dura prova in questo difficile periodo che ci siamo trovati ad affrontare.

Lo sviluppo dell’E-learning e dello smartworking 

Per fortuna la tecnologia è venuta incontro alle esigenze degli studenti ed insegnanti di tutte le fasce d’età: dalle elementari alle superiori, fino all’università.  La parola e-learning, insieme a smartworking, è diventata quindi uno dei termini più in uso nel nostro paese ed è esploso l’utilizzo di piattaforme che aiutano ad implementare la formazione a distanza. Se, come si racconta spesso, ogni crisi offre al tempo stesso delle nuove opportunità, sembra che in questa tragica situazione si sia accelerato il processo di trasformazione digitale del nostro sistema.

Un nuovo metodo di apprendimento digitale

I risultati mostrano infatti come molti istituti scolastici e universitari hanno potuto garantire la continuità didattica attraverso l’e-learning e, tramite gli stessi network, a far svolgere esami e anche tesi di laurea. Al tempo stesso, però, molti docenti hanno incontrato più di una difficoltà a riconvertirsi a questo nuovo metodo e ad avere un vantaggio competitivo sono state le università telematiche più strutturate, come Unicusano. Infatti, questi atenei hanno da sempre sviluppato delle metodologie che si fondano sull’apprendimento digitale a distanza e, così facendo, hanno potuto offrire ai propri iscritti degli strumenti certamente più adeguati e fruibili.

Il vantaggio delle università telematiche

Inoltre, vista l’incertezza che grava sulla ripresa delle più tradizionali lezioni in aula e i vantaggi che derivano dal fatto di non doversi recare fisicamente nei luoghi preposti, molti studenti hanno potuto sperimentare in prima persona i benefici di questa forma di istruzione. A questo punto sarà difficile per molti tornare indietro, riprendendo vecchie e scomode abitudini, tra cui lo spostamento da una parte all’altra della città, il trasloco per i fuorisede (con le spese annesse) ed orari che a volte non coincidono con le proprie esigenze.

Non si torna più indietro

Grazie allo sviluppo dell’e-learning, alcune categorie, come ad esempio quella dei lavoratori, che avevano più di una difficoltà a riprendere i propri studi o a seguire corsi di formazione per il proprio miglioramento professionale, hanno potuto accedere a corsi online per implementare il loro bagaglio formativo. Si può quindi pensare e auspicare che tutte le università renderanno permanente questo nuovo modello. Lo stesso Gaetano Manfredi, Ministro dell’Università e della Ricerca, ha recentemente dichiarato che, in vista del prossimo anno accademico, a settembre si utilizzerà un modello misto. Ovvero, gli atenei che hanno una forte presenza di fuorisede e studenti internazionali dovranno ancora prevedere dei corsi in modalità online, in modo da non creare affollamenti in aula. La presenza fisica sarà quindi ancora contingentata. A questo punto la domanda d’obbligo è: l’e-learning sarà ancora il modello di riferimento al termine della pandemia?