Italiani in fuga alle Canarie

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Pier Angelo Perazzi, fondatore di “Vivere alle Canarie”, società leader per i trasferimenti nell’arcipelago spagnolo di nostri connazionali e di aziende, rivela i motivi per cui oltre 45 mila italiani hanno già deciso di abbandonare l’ex Belpaese. Per sempre

Di Igor Righetti

È noto da anni che la tassazione elevata (e ormai insopportabile) e l’alto costo della vita abbiano fatto fuggire milioni di italiani, soprattutto pensionati, in Paesi in cui possono vivere con maggiore dignità e non sopravvivere con stento. Secondo l’Inps, nel 2018 le pensioni pagate dall’estero a circa 400 mila persone in 160 nazioni diverse sono costate oltre un miliardo di euro. I pensionati italiani, ovviamente, hanno scelto soprattutto Paesi in cui ci sono politiche di defiscalizzazione o di esenzione dei redditi da pensione come Portogallo, Bulgaria, Romania, Tunisia e altri. Ma l’ex Belpaese non perde soltanto i pensionati, a emigrare sono anche imprenditori e aziende, i “cervelli” e i giovani. In una nazione dove le nascite sono crollate la situazione è ormai drammatica. Ma a quanto pare il Governo italiano non se n’è accorto. L’Italia, purtroppo, non è neppure un Paese che attrae investitori esteri a causa dell’alta tassazione, l’eccessiva burocrazia, l’alto costo del lavoro e la lentezza della giustizia.  

Migliaia di italiani hanno scelto le isole Canarie, un arcipelago di nazionalità spagnola sito davanti alle coste atlantiche del Marocco. L’arcipelago è  formato da sette isole di origine vulcanica molto diverse tra loro: FuerteventuraLanzaroteGran CanariaTenerifeLa GomeraEl HierroLa Palma e da altri 4 isolotti più piccoli. Secondo Canarias7 gli italiani che per vari motivi si sono trasferiti alle Canarie sono oltre 45 mila di cui oltre la metà ha scelto Tenerife (circa 25 mila). Il numero si riferisce ai residenti, ma gli italiani sono molti di più se si considerano anche coloro che ci restano soltanto nel periodo invernale (il clima alle Canarie è mite tutto l’anno) e quelli che provano un’esperienza lavorativa che termina dopo qualche mese. Perché migliaia di italiani, soprattutto negli ultimi anni, hanno deciso di trasferirsi proprio alle Canarie?

Pier Angelo Perazzi

A questa domanda risponde l’imprenditore e conduttore televisivo Pier Angelo Perazzi, 44 anni, piemontese di Verbania, il quale 15 anni fa decise di trasferirsi a Gran Canaria, dove ha aperto l’agenzia più famosa dell’arcipelago “Vivere alle Canarie”, società con uffici anche a Fuerteventura che in breve tempo è diventata leader per i trasferimenti alle Canarie di italiani e di aziende.

“Migliaia di italiani si sono trasferiti alle Canarie – racconta Pier Angelo Perazzi – prevalentemente per l’invivibilità di un Paese che ci ha regalato storia, cultura e tradizioni ma che allo stato attuale non ci incoraggia certo a credere in un futuro sereno e soprattutto accettabile, così da spingere chiunque a cercare un’alternativa appetibile dove tornare a ‘credere’ che si possa vivere sereni e a riguadagnarsi quella ‘dignita’ che molti hanno perso da molto tempo. Le Canarie, per l’appunto, nello specifico Gran Canaria zona Sud per via dei servizi ma soprattutto del clima (il migliore in assoluto fra le isole) sono le più gettonate tra le mete degli italiani. Le ragioni sono molteplici: per esempio, la possibilità di cambiare completamente vita, sole, mare, caldo e in particolare il risparmio economico a sole 4 ore dall’Italia, con voli diretti da molti aeroporti italiani. Poi per cultura e tradizione, le Canarie fin da subito ti mettono a tuo agio, ti fanno sentire a casa, si rimane comunque nella Comunità europea, si continuano ad avere dei diritti e la lingua è molto semplice e facilmente apprendibile”.

Perché 15 anni fa decise di trasferirsi alle Canarie?

In realtà quando si decide di cambiare vita si analizza tutto e ovunque: Brasile, Canada, Inghilterra, Filippine ma poi cadi sempre sorprendentemente sulle Isole Canarie, sono il posto che meno spaventa, che più ti tutela per via dell’Unione europea, dove si risparmia qualche soldino e, perché no, con una minima annua diaria di 23 gradi.

Che cosa faceva in Italia e come ha cominciato alle Canarie?

Ero un piccolo imprenditore nell’ambito delle costruzioni, un giovane ambizioso ma costretto a restrizioni e difficoltà burocratiche al quale impedivano di realizzare progetti e desideri. Le difficoltà dovute alla pressione fiscale italiana erano ormai insopportabili e che con la nascita del mio primo figlio, una bimba meravigliosa di nome Ginevra, ho deciso di non voler restare in Italia, per la mia salute ma, soprattutto, mi spaventava troppo l’idea di far crescere i miei figli in un Paese che a mio parere aveva sempre meno da dare.

Oltre a tanti pensionati, le Canarie attirano anche molti giovani, famiglie e imprenditori. Quali le differenze con l’Italia?

Ci vorrebbero dieci pagine per elencarle tutte, ma dovendo stringere diciamo che le principali differenze sono il sociale sorridente, la gente ti saluta per le strade pur non conoscendoti; la salute, con un clima così favorevole ammalarsi è utopia; l’assenza di delinquenza, in 15 anni non ho mai chiuso a chiave l’auto; il risparmio, non che in Canaria si viva con la metà, ma certo ci sono molte cose che costano meno, per esempio carne e pesce fresco.

Quali i pro e quali i contro delle Canarie?

Nell’elenco dei pro inserirei di certo il risparmio fiscale, soprattutto per i pensionati, addirittura per loro, se non raggiungono i 22 mila euro annui lordi di pensione, non pagano tasse così da trasformare il lordo in netto, oppure la qualità della vita, la tranquillità, il clima, l’educazione civica, il rispetto delle leggi e ultima, ma non per ultima, l’assenza di riscaldamento non perché non si accenda bensì perché non esiste.

Nell’ elenco dei contro metterei soltanto una cosa: il pregiudizio italiano. Purtroppo tutti sappiamo che l’italiano all’ estero non crea comunità, ma fazioni. Questo è ciò che accade anche alle Canarie. Diciamo che l’italiano è scomodo all’ italiano. Perché? Probabilmente per una cattiva abitudine dettata da diffidenza e frustrazione maturata in un Paese splendido come l’Italia, ma governato a mio giudizio in maniera dittatoriale.

Qual è il regime fiscale delle Canarie?

Di media in Canaria non esiste l’Iva, ma un sinonimo chiamato Igic che però è soltanto al 7% e si paga solo il 20% di tasse sull’utile. Inoltre, non esistono anticipi di alcun tipo, si detrae qualsiasi cosa ed esistono formule fiscali forfettarie a costi davvero incredibili. Direi che è un vero paradiso fiscale. Noi, per esempio, seguiamo moltissime aziende italiane con fiscalità alle Canarie.

Come funziona l’assistenza sanitaria?

Alle Canarie l’assistenza sanitaria è di altissimo livello.  Inoltre, in molti casi ci si può rivolgere a cliniche private di prim’ordine a costo zero perché convenzionate. Esenzioni su tutto e costi farmaceutici ridicoli. Un esempio pratico è l’acquisto di 2 scatole di tachipirina che in Italia ho pagato personalmente 18 euro e in Canaria 3,20 euro.

Le sette isole delle Canarie sono molto diverse tra loro. Lei ha scelto di vivere a Maspalomas, in Gran Canaria. Perché?

Perché avendole girate e vissute tutte ho verificato Gran Canaria Sud essere il posto perfetto, ha il clima migliore di tutte le Canarie. L’oceano a Gran Canaria è meraviglioso e soprattutto vivibile, nessuna onda gigante o cose del genere, è un’isola pulita, organizzata molto bene, con molte zone verdi e servizi in quantità. C’è l’imbarazzo della scelta, si può decidere se vivere in un posto tranquillo o movimentato, semplice ed economico o artefatto e di lusso, come dico sempre Gran Canaria è un’isola magica, c’è tutto.

Con la sua agenzia “Vivere alle Canarie” quali servizi propone agli italiani desiderosi di trasferirsi?

Con la mia azienda operante ormai da 15 anni alle Canarie ci occupiamo di tutto ciò che ruota attorno a un trasferimento o interesse per le isole Canarie. I pensionati, per esempio, li accompagnamo per mano attraverso uno studio personalizzato per conoscerne necessità, possibilità economiche e obiettivi. Li accompagnamo attraverso video conferenze per passare poi a un viaggio di perlustrazione guidato per finire con un trasferimento definitivo, includendo burocrazia, sanità, banche, residenza e defiscalizzazione della pensione. Analoga cosa, con gli stessi step precedenti, la adottiamo per le famiglie e per chi cerca lavoro, con molta attenzione per la struttura familiare, se hanno bambini, le scuole e la sanità. Con gli imprenditori, invece, ci occupiamo di un ventaglio di servizi che cominciano con lo studio e la definizione della posizione fiscale più idonea al cliente, per poi passare alla costituzione societaria, occupandoci di amministrazione e fiscalità, offrendo loro un referente costante 365 giorni all’anno per informazioni, dubbi o necessità speciali. Tra i nostri servizi, inoltre, c’è anche la possibilità di investimenti immobiliari a rendita garantita fissa annua al 5% netto e per gli amanti del mare e del sole organizziamo semplici viaggi-vacanza.

Quale delle sette isole consiglierebbe a un pensionato italiano e quale invece a un imprenditore nel settore ristorazione?

Per entrambi i casi e senza alcun dubbio Gran Canaria.

Che cosa chiede il governo delle Canarie in termini di investimento o assunzioni a un imprenditore italiano che volesse aprire una propria attività in questo arcipelago?

In realtà nulla, quello che offre come incentivo è la riduzione del 70% sulla tassa mensile Seguridad social, la nostra previdenza sociale. In Canaria qualsiasi individuo che lavora in proprio deve pagare 280 euro mensili, per gli italiani che aprono la loro prima impresa in Canaria applicano una riduzione facendo pagare per i primi 2 anni dai 50 ai 60 euro.

Come sono visti gli italiani?

In realtà dovremmo specificare per isola, In generale siamo visti un po’ come in qualsiasi parte del mondo: pasta, spaghetti, mafia, ma con la piena consapevolezza che è grazie al nostro esodo di massa che i Canari hanno potuto alzare i prezzi e vendere bene le proprie proprietà. Sono proprio gli italiani a essere stati artefici di un loro momento economico storicamente unico, direi da sfregarsi le mani. Poi ci sono isole dove l’italiano non fa proprio una bella figura per via di atteggiamenti strani e poco puliti, come su Tenerife dove più volte i Canari hanno dimostrato il loro dissenso alla presenza degli italiani sull’isola. A Gran Canaria gli Italiani sono una parte importante per l’economia del posto sia per l’imprenditoria sia per il personale.

Negli anni alle Canarie sono nate tante altre agenzie come la sua. Che cosa fa la differenza?

Semplicemente due cose. In primis l’esperienza: quel che vendiamo è il prodotto maturato con anni di esperienza mentre molte “pseudo” agenzie sono nate dopo di noi ma la maggior parte conosce la realtà delle Canarie meno del cliente, si approfittano di chi ha bisogno di un aiuto e spesso lo lascia nei problemi. La nostra seconda caratteristica distintiva è la responsabilità di quello che facciamo: il confronto con il cliente, prima ma soprattutto dopo avergli venduto un servizio, la comprensione di quel che gli accade e spesso se necessario addirittura “spegnergli il sogno”. Se ci rendiamo conto della non fattibilità del progetto preferiamo non guadagnare ma salvare la vita al cliente.

Gli italiani nelle varie isole delle Canarie sono ormai migliaia. Si è formata una comunità o ciascuno pensa a se stesso?

Diciamo varie comunità che io in realtà chiamo fazioni: l’italiano all’estero non ama creare comunità e generare solidarietà per il connazionale, il più delle volte sembra quasi essere infastidito dalla presenza di altri italiani, ma crea gruppi intimi. Non amo questo tipo di cosa ma è lo stato dei fatti.

In base alla sua grande esperienza, quali attività imprenditoriali mancano o sono più sicure di altre e in quale isola suggerirebbe di investire?

Alle Canarie non manca nulla: certo questo non preclude la possibilità di fare impresa ma chiaramente sarà necessario evolversi, maturare nuove formule su attività già esistenti. Chiaramente non bisogna mai dimenticare che le Canarie sono isole turistiche e di conseguenza il 90% del lavoro ruota attorno a strutture ricettive, noleggi, bar, ristoranti, escursioni ecc. Consiglio sempre di avvalersi di professionisti del settore che sappiano consigliare e costruire con l’imprenditore un progetto sano e razionale, soprattutto senza avere mai fretta.

Lei è anche un conduttore televisivo. Su Canale Italia ha ideato e condotto il talk show “La tua voce” e sta studiando recitazione a Roma dove ha una casa. Tornerebbe a vivere in Italia?

La recitazione è la mia passione, la mia vita. È diventata una parte insostituibile per la quale sto compiendo un percorso davvero impegnativo e pieno di sacrifici dei quali, però, non potrei fare a meno. Sono già da svariati mesi in Italia per un cortometraggio importante che stiamo girando, un progetto che tratta temi sociali delicati e al quale sono molto legato. Tornerei in Italia? Sì per l’Italia, una bellezza unica, ma non per il clima, non per la delinquenza e soprattutto non per il Governo. Però come tutti sappiamo nella vita quando vuoi qualcosa c’è sempre un prezzo da pagare: se questo fosse il ritorno in Italia così sarà, ma in ogni caso la mia azienda continuerà ad andare avanti in questo lavoro importante e di servizio utile alle persone che vogliono cambiare vita.

L’intervista integrale sarà pubblicata a fine giugno sul bimestrale “Mese per Mese” e sul quotidiano “Mesepermese.it” (www.mesepermese.it) diretti da Igor Righetti.