La conduzione d’intrattenimento tra la approssimazione e le notiziole

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di Claudio Astorri www.astorri.itLa Conduzione è uno dei 4 Contenuti della Radio, oltre a Musica, Attualità/Informazione e Interattività. E’ tuttavia quello che trasforma una stazione in un essere vivente, un servizio insostituibile a libero accesso. E’ bene ricordarcelo, il più possibile…

Breve focus sulla conduzione di intrattenimento. Occorre chiarire che ci occupiamo proprio di quella per l’intrattenimento? Sì, perché c’è anche quella che ha il suo orientamento per l’informazione. Un conto è occuparsi della conduzione di Marco Galli in “Tutto Esaurito” (Radio 105) e un altro di quella di Giorgio Zanchini in “Radio Anch’io” (Rai Radio 1). Giusto per citare due eccellenze nelle due tipologie. Qui ci occupiamo solo di conduzione d’intrattenimento.

Per lavoro ascolto molto la Radio ma fortunatamente la curiosità e il piacere per la scoperta mi aiutano anche nel superamento dei limiti della saturazione, molto oltre la media della durata degli ascoltatori giornalieri. E’ un po’ dall’esperienza di tanti anni di ascolto, sedimentata su tante emittenti differenti tra pubbliche, nazionali e locali che ho indicato nel titolo i due più grandi pericoli, a mio avviso.

Rilasso subito i conduttori della Radio; a fronte di quei pericoli sussistono anche delle semplici soluzioni, semplicissime direi…

Il primo grande pericolo: l’approssimazione

Dal lato creativo i conduttori devono temere l’approssimazione. Si tratta di un derivato della eccessiva confidenza del sé, frutto di gravi malattie quali la presunzione e la presupponenza. In alcuni casi può anche essere un estratto della pigrizia che è l’anticamera del decadimento attraverso la auto-licenza all’improvvisazione. Sono, dunque faccio. E’ una equazione scevra di un valore fondamentale che è la ricerca del meglio di sé per gli altri.

Dove ascolto tanta approssimazione? Un po’ ovunque, dove il conduttore confonde privato con personale. Se una cosa è capitata a me allora è interessante. Grave errore. Questo è il postulato che legittima la qualsiasi. “Ho saltato il servizio militare ai miei tempi raccontando la scusa dei problemi psicologici della nonna; d’altra parte assolvere alla leva a me non sarebbe stato utile, ad altri sì”. Un bel cambio di stazione immediato, idiota. Approssimazione del neurone.

L’approssimazione spunta dappertutto, anche dalla interattività ossessiva. E di basso livello. Alcuni conduttori pensano ai soli ascoltatori che interagiscono. E pronunciano tutte le coordinate di contatto magari tre volte in un solo intervento. Ansia allo stato puro, negatività. Meriterebbero il ricovero grave solo per questa follia. Ne nascono uscite grevi e più spesso banali di commento agli ascoltatori malcapitati. Approssimazione compulsiva.

Qual è la prossima grande storia che posso raccontare al mio vasto pubblico? Questa è la domanda da porsi un bel po’ prima di collegare il cervello alla bocca davanti al microfono. Filtro inutile? Non serve? Si continuano a esprimere i propri limiti di personalità a tutti gli ascoltatori? Allora non c’è niente da fare. Resta il cambiamento verso qualsiasi altra attività che non sia la conduzione Radiofonica. C’è altro nella vita. Approssimazione cronica.

L’antidoto alle forme di approssimazione? Cura per l’intelligenza, per le persone e per l’audience. Tutto questo si chiama Show-Prep. Semplice, no?

Il secondo grande pericolo: la notiziola.

Dal lato razionale i conduttori devono temere la notiziola. E’ lo sbocco immediato alla necessità che qualcosa si deve pur raccontare. Il riempimento del vuoto. Una sciocchezza qualsiasi, quelle di cui è piena la Rete. Le fonti? Quelli che raccontano le notiziole sembra abbiano fatto l’abbonamento alle fake-news. Le centrano tutte, proprio tutte. E le esprimono con la convinzione di un giornalista e senza l’arte di uno storyteller. Fritto misto. Il massimo del minimo.

Non c’è niente da fare. Alcuni conduttori ce la fanno a capire che questo è il mezzo che ha il potere di fare stare meglio chi ascolta. Purtroppo per loro e per chi li segue hanno però nella notiziola la loro unica soluzione di benessere. Che poi è una tortura. Che siano persone solitarie nella vita, incapaci di cogliere le sfumature, i sapori e i colori della vita? In qualsiasi condizione, anche la più favorevole, i loro occhiali sul mondo sono sempre mediati. La notiziola congenita.

E poi c’è chi attraverso le notiziole fa sfoggio. Non si sa bene di che cosa. Il conduttore antipatico e filo-statunitense ti racconta anche di un coccodrillo che lungo il Mississippi ha preso il sole a pancia in su pur di attestarsi come quello, solo lui, che gli Stati Uniti d’America li conosce davvero. Quanta ignoranza crassa. E tratta con sufficienza la sua collega. Forse è meglio imparare a relazionarsi all’altro sesso che oltretutto è meta dell’audience. No? La notiziola patetica.

E infine ci sono quelli che la notiziola te la leggono tutta, esattamente così come scritta sulle loro fonti sul web, ovviamente non esclusive. Fortissimi. Hanno intuito prima di Alexa e di Cortana quale sia il beneficio del text to speech. E applicano quella scienza del futuro all’ambito Radio. Vette inusitate. Spesso sono quelli che convinti di avere una bella voce si prendono la concessione di esprimere qualsiasi notiziola. Tanto il suono è giusto. La notiziola bla-bla-bla.

L’antidoto alla espressione delle notiziole? Cura per la scelta, per la immaginazione e la chiusura delle storie. Tutto questo si chiama storytelling. Semplice, no?

La conduzione, un valore strategico per la Radio

Resto convinto che la conduzione sia un valore importantissimo per la Radio. E’ quello che consente alla stazione di palesarsi come un essere vivente, come servizio pubblico a libero accesso. Che si tratti di una Personality Radio, di una Format Radio o di una emittente di flusso oppure pubblica la Conduzione è rilevantissima e scrive continuamente nuovi elementi nella percezione della marca da parte del pubblico.

Forse il lavoro di squadra deve crescere in tutte le Radio. L’approssimazione e le notiziole sono infatti il prodotto dell’assenza di confronto e di lavoro reciprocamente stimato tra station manager, conduttori e pubblico. Gli aircheck sono il modo per crescere insieme, per competere sia singolarmente che insieme. E spingere uniti ma differenti per la qualità del servizio agli ascoltatori.