Riparto da me… in 10 mosse strategiche

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Josephine Ornago, titolare OutspokenPR

In questo periodo di ripartenza la spinta a “fare di più” si fa sentire più forte che mai. Vogliamo riprendere arricchiti dalle nuove abitudini acquisite in quarantena (il corso di Francese? Lo yoga serale? Anche più semplicemente, fare la prima colazione?), non impoveriti dallo stallo. 

Josephine Ornago

Tanti professionisti stanno valutando come recuperare il tempo perduto creando nuovi contatti, sviluppando vecchi e nuovi network o semplicemente trovando nuovi paradigmi per mostrare alla loro organizzazione quanto valgono.

Ricominciano da sé stessi, e dato che le relazioni di persona sono ancora lontane, quale migliore vetrina digitale del proprio profilo LinkedIn?

Certo, vedo già moltissimi manager pronti ad abbandonare l’ennesimo articolo che spiega come solo un profilo completo può veramente valorizzare il loro sforzo di: raggiungere una promozione, cambiare ruolo, trovare un nuovo lavoro, connettersi a un prospect e magari intavolare una sales call. L’obiettivo di questo articolo non è assolutamente questo, anzi.

La verità è che se gli occhi sono lo specchio dell’anima, LinkedIn è lo specchio delle nostre aspirazioni professionali e come tale non deve solo essere completo e aggiornato, ma soprattutto strategico e attivo.

Ecco dieci di suggerimenti pratici dai quali cominciare:

  • 1. Definire gli Obiettivi 

Pensatelo come il piano triennale (o quinquennale) di un’azienda: dove voglio essere tra tre, cinque o dieci anni? Quali skills devo valorizzare per raggiungere questi obiettivi e in che ordine? 

Il proprio profilo deve riassumere e trasmettere immediatamente la professionalità della persona, ma anche la sua traiettoria professionale. Non si tratta solo di riassumere cosa si è fatto, ma di dedicare tempo e attenzione ad un Summary veramente strategico. 

  • 2. Tagliare i fronzoli

Focalizzare chiaramente sul messaggio che vogliamo trasmettere significa soprattutto superare la mentalità “da elenco”: anche se parliamo sette lingue e facciamo gare di endurance al weekend, a meno che il nostro obiettivo non sia l’interpretariato o il mountain-biking professionale, queste sono informazioni superflue. Lasciamo anche perdere riconoscimenti accademici che ci datano in modo evidente, a meno che non siamo in lizza per un posto in Università.

  • 3. E tagliare ancora

Regola chiave per qualsiasi copy è focalizzare sull’essenziale, quindi, una volta arrivati al punto chiave, controlliamo ancora se qualche informazione è superflua o potrebbe creare una distrazione. Tipicamente le prime righe di contenuto determinano il nostro interesse: leggeremo oltre? Con le prime venti parole del nostro sommario dobbiamo articolare chi siamo e cosa vogliamo. Non è semplice, rifocalizziamo e tagliamo ancora.

  • 4. Contatti

Passando al sodo, il web è pieno di validissimi supporti alla stesura di un profilo LinkedIn, particolarmente utili quando si tratta di trasporre la propria esperienza in modo ottimale in lingua inglese. Quello che tipicamente manca è un approccio relativo alla costruzione del network e un allo sviluppo strategico dei contatti.

Se arrivare ai 500+ contatti (numero dopo il quale LinkedIn si stufa di tenere la conta) è visto come un traguardo di base per il manager stagionato, resta valida l’importanza di formare connessioni utili e reali.

Affidarsi a un consulente che sappia sviluppare il pool di contatti, aiutandoci ad ampliare in nostro network in modo organico e strutturato, connettendoci con i player più importanti nel nostro settore ad esempio, consente di accrescere le opportunità e non solo il conteggio visibile sul profilo.

  • 5. Contenuti

I contenuti sono un nodo importante che spesso rappresenta un punto di stallo nello sviluppo dei profili LinkedIn di personalità molto senior. Dato che le pressioni sono moltissime e il tempo è limitato il profilo LinkedIn può finire per languire dimenticato senza aggiornamenti o commenti. Il risultato è un profilo puramente “enciclopedico” che purtroppo suggerisce la scarsa comprensione dei social o il disinteresse al network, entrambi scenari negativi.

  • 6. Hacks per non “faticare” sui contenuti

Esistono tuttavia strategie pensate apposta per permettere agli occupatissimi senior manager e business owners di rimanere attivi con contenuti originali (non solo like e condivisioni prive di contributo personale). Questi “hack”, sono agevolati dalla maggior parte dei dipartimenti marketing, ma spesso rimangono incompresi intrappolando i manager nel circolo vizioso della mancanza di tempo e la frustrazione verso i social network. Non deve essere per forza così, piccole abitudini e razionalizzazioni come la condivisione personalizzata dei post aziendali, o la pratica di condividere gli articoli più interessanti letti online sui social possono portare cambiamenti significativi.

  • 7. Aggiornamenti

Così come postare regolarmente viene vissuto con disagio, le varie sezioni di LinkedIn su pubblicazioni, corsi etc. sono facilmente dimenticati una volta che il profilo è stato creato e/o tradotto e postato.  Mostrare che si è in continuo aggiornamento invece, sempre all’interno di un ragionamento strategico, non solo favorisce la percezione di manager aggiornato, ma apre all’opportunità di ampliare il network ad altri partecipanti e professionisti con interessi affini.

  • 8. Razionalizzare le energie

A seconda del profilo è consigliabile o meno valutare il ruolo delle recommendations e del featured work. Un consulente ha ogni interesse ad averne un fitto (ma non denso) portfolio con evidenziate le collaborazioni più rilevanti, ma un professionista radicato in cerca di promozione interna ne beneficia molto meno.

  • 9. Le persone interessanti sono piene di interessi

Ma non tutti I nostri interessi servono a promuovere il nostro futuro professionale. Una parte importante dello sviluppo del personal brand sono le aziende e i media seguiti. Ci sono dei “classici” come Il Sole 24 ore, o L’Economist che non solo aiutano a definire la professionalità del profilo, ma offrono interessanti spunti per la condivisione.

  • 10. Articoli su LinkedIn

Dulcis in fundus, gli articoli postati sul profilo permettono all’autore di dare più ampio respiro e profondità alle sue opinioni, chiaramente delineando le sue posizioni, professionalità e obiettivi. Richiedono senza dubbio un’attenzione maggiore alla copy, abilità di linguistiche e di scrittura che vanno oltre all’indispensabile know-how di settore, ma offrono anche molte soddisfazioni in più; permettendo di comunicare messaggi maggiormente articolati alla propria audience.

Infine, sviluppare un profilo LinkedIn è un’attività molto più strategica della stesura di un semplice CV che deve essere supportata nel tempo da attività di consolidamento e espansione. Come ogni network, LinkedIn non deve essere concepito come una vetrina ma è un mezzo di comunicazione e di espressione dei proprio obiettivi professionali. Let’s connect: https://bit.ly/2ZhlEpB