La sfinge e la morte. Vita di Axel Munthe 

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di Maurizio Badiani

Maurizio Badiani

Forse oggi il nome di Axel Munthe (1857-1949) dirà poco ai più. A suo tempo (tra la fine dell’800 e i primi decenni del 900) fu un medico famoso. Svedese di origine, scelse Capri come suo luogo di residenza ideale dove, in uno dei posti più incantevoli dell’isola, si costruì in pratica con le sue mani

quella che probabilmente é una delle case più belle al mondo. Nel 1931 il nostro personaggio condensò le sue esperienze (tra cui quelle legate all’origine della sua dimora caprese) in un libro “La storia di San Michele” che divenne presto famoso. Tanto che 

l’edizione Garzanti che ho davanti recita ancora in copertina ” Per molti anni il libro più letto nel mondo dopo la Bibbia e il Corano”. 

Mi sono ricordato di Axel Munthe in questi giorni di sofferenza e di dolore in cui i bollettini TV, pieni di dati funesti, ci rammentano ad ogni ora quanto sia labile il confine tra la vita e la morte.

Sì perché con la Morte Munthe condivise la sua intera esistenza. La temette, la detestò e, pur odiandola, nutrì verso di essa un senso di rispetto e di ammirazione. Sentimenti che emergono con evidenza in molte pagine del suo libro. “Cominciai a pensare che essa aveva la sua parte di lavoro, com’io la mia; che dopotutto eravamo colleghi e che quando la lotta attorno a una vita era terminata, e lei era vittoriosa, era assai meglio guardarsi in viso senza tema ed essere amici.” Munthe conobbe la morte per la prima volta a Parigi, dove un’epidemia di difterite lo costrinse a scelte drammatiche come quella di aprire la gola con un semplice temperino a decine di bambini ammalati nell’estremo tentativo di impedirne il soffocamento. La incontrò nuovamente a Napoli durante un’epidemia di tifo. E infine a Messina, dove, come medico, fu attivo testimone del tremendo terremoto del 1908 che, da solo, fece circa 100 mila vittime. 

Forse fu proprio il suo continuo rapporto con la morte che portò Munthe a rifugiarsi a lungo in quel luogo quasi mistico che era, ed é ancora, la dimora di San Michele. Lì volle circondarsi di reperti antichi tra cui una sfinge in granito rosa, di epoca faraonica, che ancora oggi punta i suoi occhi millenari verso l’azzurro aperto del mare. Realistico e veritiero fino all’orrore quando descrive il suo continuo braccio di ferro con la morte, Munthe diventa vago, poetico, sulfureo, elusivo, forse mendace quando affronta altri argomenti della sua vita privata.

Potrete leggere e rileggere mille volte le pagine sulla sua amata sfinge (l’unica che era riuscita a vincere il tempo e con il tempo la morte) ma non riuscirete mai a capire da dove sia emersa, da quali mari o da quali profondità della terra sia venuta.

Negli ultimi tempi, sentendo avvicinarsi il giorno fatale, Munthe decise di ritornare nel freddo paese da cui era sceso. Ma quando senti che il respiro della sua eterna amante e nemica si fece più vicino ed affannoso, il vecchio medico espresse come ultima volontà quella di essere riportato a Capri per poter morire davanti al suo mare sorvegliato dalla grande sfinge rosa.

In un estremo gesto di pietà persone compassionevoli gli dissero un sì bugiardo, mostrandogli un foglietto che gli venne spacciato come un biglietto per Capri. Munthe non fece mai quel viaggio. Nella sua camera di Capri c’è, appeso al muro, incorniciato, l’articolo che che il grande Indro Montanelli scrisse

in occasione della morte del medico famoso. Dell’articolo di Montanelli  – un vero pezzo di bravura – vi riporto la “chiusa” che, la prima volta che la lessi, mi strappò una lacrima: “Non so se (re) Gustavo sia stato presente oggi alla fine di Munthe che é stata meno terribile di quanto Munthe temesse. Forse sì, perché era l’ora del tè, e penso che le ultime parole del morente al sovrano siano state quelle “Ho sentito che vi hanno proibito di fumare più di tre sigarette al giorno”. Lo penso, ma non lo so, perché la cronaca non lo dice. Quello che con sicurezza so, anche se la la cronaca non lo dice, é che Munthe é morto con un biglietto falso per Capri in tasca. L’ultima bugia della sua vita.”