Quello struzzo di Macron

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di Maurizio Badiani

Già da tempo il coronavirus é entrato anche in Francia: non so se abbia preso per Ventimiglia o se abbia attraversato le Alpi seguendo l’esempio di Napoleone. Sta di fatto che é arrivato anche lì.

Emmanuel Macron

Già, perché il bacillo é tenace ma, non essendo andato a scuola, non conosce i confini. Per di più, essendo piccolo, passa inosservato: non può essere acciuffato per i capelli dalla gendarmerie e con colpo ben assestato nel didietro rispedito in Italia. 

Pur essendo nel bel mezzo di una pandemia, pur avendo sotto gli occhi cosa é avvenuto nel nostro Paese, messieur le president ha fatto lo gnorri: come uno struzzo ha infilato la testa sotto la sabbia e – prima di infilarcela – ha ordinato che la macchina delle elezioni andasse avanti. 

Così 48 milioni di persone sono state invitate – in piena pandemia – a fare la fila per entrare in un bugigattolo angusto e male aerato per mettere una croce su una scheda già maneggiata da chissà quante altre mani. 

Evidentemente per il giovane presidente la politique viene prima della salute. 

Per fortuna pare che molti francesi abbiano fatto idealmente il gesto dell’ombrello all’invito ricevuto e, saggiamente, se ne siano rimasti a casa. Mentre scrivo non sono in grado di sapere le percentuali delle affluenze definitive: ma me le immagino basse, molto basse.

Sicuramente sempre più alte del Q.I. di chi ha deciso che, in un momento così drammatico, fosse giusto andare a disegnare uno scarabocchio sopra un foglietto.

PS. Mentre sto inviando questa nota mi giunge la notizia dei risultati dell’affluenza alle urne. Pare che l’astensione abbia toccato quasi il 60%. Ancora una volta la ragionevolezza di un popolo ha dimostrato di superare quella di chi lo guida.