Carmelo Bene: un flauto nel buio

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di Maurizio Badiani

Maurizio Badiani

I tesori non si trovano solo in mare. A volte sbucano anche dal fondo di un cassetto. 

L’emozione di chi si è imbattuto – come é successo di recente – in una registrazione “inedita” di Carmelo Bene deve essere stata grande almeno quanto la statura artistica del personaggio “ritrovato”. 

Perché Carmelo Bene grande lo è stato davvero.

Si dice che visto da vicino nessuno sia normale. Beh, anche visto da lontano, Carmelo Bene “normale” non è stato mai. L’eccesso era la sua dimensione. La pazzia un fiore prezioso che ha coltivato con cura per tutta una vita. 

“Abbiamo fin troppi pazzi – dichiarò una volta – che la follia non se la sono guadagnata”. Megalomane (“Sono apparso alla Madonna!”), provocatorio, spiazzante.  Dotato di una voce capace di farsi strumento. E che strumento!

Non mi vergogno di dire che una delle serate più belle della mia vita l’ho passata con Lui, al buio, come due amanti. 

Lavoravo da poco in pubblicità. Come spesso mi accadeva ero tornato a casa tardi: tirai il collo ad una scatoletta e mi lasciai andare su una seggiola. Meccanicamente girai la manopola della radiolina che stava al centro del tavolo. E restai con la forchetta a mezz’aria. Una voce flautata prese per mano la mia attenzione e non la mollò più. Spensi la luce e rimasi al buio nel silenzio più assoluto. Non sapevo chi “mi” parlasse. Né conoscevo il testo (o forse sarebbe più giusto chiamarlo “spartito”) che stavo ascoltando. Solo dopo una buona mezz’ora o più (il tempo passò senza che me ne accorgessi) la voce atona di un’annunciatrice ruppe l’incanto rivelandomi il nome dell’incantatore: Carmelo Bene che aveva “detto” (e non recitato) la Salomé di Oscar Wilde. 

Due pazzi, due geni, due anime maledette si erano dati appuntamento in una squallida cucina di periferia per trascinarmi, parola dopo parola, fin sulle soglie del Paradiso.

Quella sera – grazie alla potenza evocativa della radio – anch’io, come Erode, mi lasciai sedurre dalle lusinghe di Salomé che, sulle note della voce flautata di Carmelo Bene, aveva danzato, al buio, solo per me.