Inchiesta Dda Reggio Calabria : ‘l’arrestato è Ciccio Cannizzaro’  ma era una bufala

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E intanto il Garante impone la ‘tutela d’immagine’ dei boss 

di Mario Modica

Cosa ci si può aspettare da un contesto in cui l’Ordine  locale non trova nulla da ridire sul fatto che i boss della ‘Ndrangheta e i politici vengono arrestati vengono impacchettati in auto blindate e viene impedito ai cronisti di identificarli pubblicamente come sempre avvenuto, basta guardare You Tube,  per  un grottesco  e strumentale   ‘rispetto della privacy ‘ imposto dal Garante ?

Ieri la Polizia di Stato si è distinta per una eccellente operazione di legalità. Grazie all’impegno della Squadra Mobile sono state messe in luce le connessioni fra politica e Ndrangheta e l’inchiesta ha lambito anche veri e propri centri di potere istituzionali senza guardare in faccia a nessuno.In soldoni, secondo le accuse da confermare, il senatore Marco Siclari e il neo consigliere regionale Domenico Creazzo avrebbero fatto man bassa di voti delle mafie locali per essere eletti nei rispettivi scranni.

Purtroppo però giornalisti e cittadini sapranno solo marginalmente di chi stiamo parlando per la parte mafiosa della vicenda perché per una imposizione dell’Authority della Privacy  gli inquirenti sono obbligati a  tutelare la riservatezza degli arrestati in uscita dalla questura dopo la notifica dell’arresto! Cioè da una parte si lamenta la poca copertura giornalistica del fenomeno ‘Ndrangheta, in primis i PM;  e dall’altra lo Stato, per mano di una Autorità che agisce con chiari intenti censori  nella migliore delle ipotesi ,   impone il bavaglio audio visivo all’informazione per ‘tutelare l’immagine dei boss’.

Ma i paradossi dell’informazione calabrese non finiscono qui. Ieri tra gli specialisti di giudiziaria  si era diffusa la notizia che il politico arrestato nella meritoria inchiesta della DDA  fosse il deputato di FI Ciccio Cannizzaro . Alcuni  colleghi  si sono prestati a diffondere l’indiscrezione rivelatasi poi totalmente falsa ; sostenendo che sarebbe stata addirittura pilotata  dalla ‘Squadra Mobile’.

In totale buona fede alcuni siti l’hanno perfino rilanciata nero su bianco. Per poi essere smentiti pochi minuti dopo..  Non è il caso dei  giornalisti più avveduti come Claudio Cordova, Consolato Minniti, Peppe Caridi, Francesco Chindemi  che non sono caduti nella trappola depistatoria e che si distinguono per professionalità e non per dare continuamente lezioni di giornalismo agli altri…..  . Sono cose che capitano con la fretta e sia chiaro, tutti sbagliamo noi pre primi, ma insomma il rapporto promiscuo fra ‘cronisti’ e ‘inquirenti’ spesso si traduce in operazioni poco limpide e questa, sicuramente, lascerà un segno molto negativo  nella pur disastrata situazione editoriale calabrese.