Come una bolla di sapone 

455

di Maurizio Badiani

Tra i quadri della mia modesta collezione ce n’è uno a cui sono particolarmente affezionato. Rappresenta un bambino nudo che, a cavalcioni di un teschio umano, è intento a far bolle di sapone. Ai suoi lati, uno sgargiante mazzo di fiori e un vasetto da cui fuoriesce una vivida fiamma.

Le fragili bolle di sapone fra un attimo scoppieranno, i fiori perderanno presto i loro petali e la fiamma, ora ardente, finito l’olio che la nutre, si spegnerà. Il quadro rappresenta una “Vanitas”*, un soggetto molto frequente nei tempi passati che aveva lo scopo di ricordare al riguardante 

la fragilità dell’Uomo e la sua caducità. Ho sempre contemplato il mio quadro da un punto di vista esclusivamente estetico. Raramente mi sono soffermato a riflettere su quello che era, nelle intenzioni di chi lo ha dipinto trecentocinquanta anni fa, il suo significato più profondo.

Già perché allora ( il nostro pittore – cremonese – fu tra l’altro contemporaneo della peste manzoniana) il rapporto dell’uomo con la morte era molto più ravvicinato – direi quasi familiare – rispetto a quanto non sia oggi e la vita era sentita come molto più precaria. 

Un banale raffreddore era sufficiente per lasciare definitivamente questa terra. La mortalità infantile era altissima. Le norme igieniche pressoché inesistenti. Di conseguenza la vita media era breve.

Oggi noi umani abbiamo acquisito nuove certezze, quelle che ci derivano ogni giorno dal continuo – e apparentemente inarrestabile – progredire della scienza e della medicina. Così finiamo col sentirci quasi invulnerabili e puntiamo, con ragionevoli speranze, al traguardo dei 100 anni di vita. 

Poi…poi basta uno starnuto di troppo in un paese lontano, dovuto ad un bacillo sconosciuto che reclama il suo diritto all’esistenza per farci ripiombare in un attimo nello sconforto di un nuovo Medio Evo. Davanti all’avanzata di un invisibile, pervicace batterio mutante torniamo ad essere i piccoli uomini indifesi e tremanti che eravamo trecento o cinquecento anni fa. Fragili bolle di sapone pronte a scoppiare in un attimo. 

PS. Il nome di questo genere pittorico deriva dalla frase biblica “vanitas vanitatum et omnia vanitas” ( “vanità delle vanità, tutto è vanità” ) tratta dal libro dell’Ecclesiaste.