L’assessore mascherato

di Maurizio Badiani

In questa mia rapsodica rubrica parlo spesso di comunicazione e di immagine. E di fronte alle foto di Sergio De Caprio, nuovo assessore all’ambiente della Regione Calabria, che è costretto a presentarsi alla stampa ( per evidenti ragioni di sicurezza *) col volto coperto, mi chiedo quale immagine stiamo offrendo del nostro paese.

Un paese (e lo scrivo volutamente con la minuscola) dove la democrazia è a tal punto coartata da organizzazioni criminali da costringere un “assessore”(!) a girare col volto coperto. Quasi avesse fatto lui qualcosa di male o avesse lui qualcosa da nascondere. Naturalmente mi schiero a spada tratta dalla parte di Sergio De Caprio e provo un’ammirazione infinita per il suo senso di responsabilità e di Coraggio (questo sì lo scrivo maiuscolo). 

Fino a quando i politici che ci governano – di qualunque colore essi siano – non metteranno al primo posto nei loro programmi la lotta alla criminalità organizzata, il nostro paese non sarà un paese libero. Ma vivrà – come sta vivendo da anni – in un regime di libertà condizionata.

Condizionata da Camorre, ‘Ndranghete, Sacre Corone Unite, Stidde, Mafie, non importa se autoctone o importate. Perché un paese in cui un cittadino, per poter fare onestamente il suo lavoro, non è padrone di mostrare la sua faccia, non può dirsi né libero né civile. E non incazziamoci poi se i cugini francesi o i vicini tedeschi (com’è già successo) si inventano una copertina in cui una pistola fumante troneggia sopra un piatto di bianchi spaghetti, rossi di pomodoro e verdi di basilico. Se è così che ci vedono – credetemi – non è colpa loro. È soltanto colpa nostra. 

* Il nome di Sergio De Caprio forse non dirà molto ai miei lettori. Il coraggioso personaggio é infatti più noto col suo “nome di copertura”: Capitano Ultimo. Sotto questo nome, nel 1983, il De Caprio diresse con successo l’unità Crimor dei Carabinieri che portò alla cattura di Totò Rina.