Pensare e scrivere: roba da coglioni?

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di Maurizio Badiani

Maurizio Badiani

“Con questa razza di giudizio e di critica che si trova oggi in Italia,coglione chi si affatica a pensare e a scrivere.” 

La frase sembra pronunciata oggi anche se fu vergata in un tempo piuttosto lontano.L’autore? Giacomo Leopardi. 

Sorprendente vero? Nessuno si aspetterebbe un’uscita del genere dal poeta del’Infinito.

Quello che, é proprio il caso di dirlo, si era ingobbito a forza di studiare le sudate carte pur di diventare qualcuno o qualcosa che gli permettesse di uscire dall’odioso borgo selvaggio.

Già: perché sforzarsi tanto a pensare e a scrivere quando per farsi largo “nel mondo” basta un po’ di furbizia e una parlantina sciolta? 

Prendete il nostro presidente degli esteri: non é laureato.Così come non lo era un suo – ben più illustre – predecessore: D’Alema. 

Né é laureato Salvini, come non lo é il suo antagonista Zingaretti, visto che entrambi hanno interrotto gli studi per prendere la strada (o la scorciatoia?) della politica.

Davvero strano: per guidare un motorino ci vuole la patente. Per guidare l’Italia, a quanto pare, no. 

La politica é come un tram: basta stringersi un po’ e c’è posto per tutti. Ecchissenefrega della laurea!

Io resto fedele alla scuola di Don Milani il quale ai suoi ragazzetti, figli poveri di poveri contadini, non si stancava di ripetere: “Ragazzi studiate! Altrimenti il figlio del padrone saprà sempre una parola più di voi. E con quella vi frega.” 

A mio figlio, che per fortuna non mi ha mai posto la domanda “ma chi me lo fa fare?”, ho insegnato che nella vita occorre studiare. Bene e tanto. Non solo perché nati non fummo a viver come bruti ma perché nella vita – almeno quella di noi comuni mortali – quel pezzo di carta che si chiama laurea é ancora lo scalino più solido su cui poggiare il piede per provare a salire un po’ più in alto. 

Senza dover ricorrere a spintarelle o a scorciatoie.

Quelle lasciamole pure ai politici ignoranti. 

Sei d’accordo Giacomino?