La Shoah. Una tragedia che viene da lontano  

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di Maurizio Badiani

Maurizio Badiani

Oggi é il giorno della memoria, quello in cui ciascuno é chiamato a riflettere su quell’avvenimento indicibile che é stato l’Olocausto.

Anch’io voglio farlo con un mio modesto contributo. Ricordando, a chi mi fa l’onore di leggermi, che i semi dell’odio che dettero vita a quell’abominio sono stati gettati a piene mani lungo il corso dei secoli e innaffiati senza sosta da fiumi limacciosi che trascinavano con sé, insieme al fango, pregiudizi ed ignoranza. 

E’ di ieri la notizia che il Museo Diocesano Trentino dedicherà una mostra alla vicenda di Simonino da Trento.

Chi era costui? La notte del 23 Marzo del 1475 (un Giovedì Santo) a Trento spari un bambino che fu ritrovato morto, il giorno di Pasqua, in prossimità della casa abitata da una comunità di 15 ebrei. Quella “vicinanza” bastò ad incolparli: i 15 furono accusati di aver ucciso il piccolo allo scopo di usarne il sangue per impastare il loro pane azimo. Il processo a quei poveri disgraziati fu sommario e l’esito scontato. Dopo essere stati brutalmente torturati, i 15 vennero tutti uccisi. 

Il fanciullino (nonostante le iniziali opposizioni di papa Sisto IV) venne subito proclamato beato e, come tale, venerato e onorato con una sontuosa processione che – da allora – si tenne il 24 Marzo di ogni anno. 

Il Martirologio Romano parlava espressamente del beato Simonino come del “Fanciullo trucidato crudelmente dai Giudei.” 

Questo fino al 1965 anno in cui la Chiesa decise di mettere fine alle celebrazioni per il beato e di depennarlo dal novero dai “martiri” degni di culto.

La mostra di Trento (città dove la devozione per Simonino é rimasta viva più a lungo) appare coraggiosa e oltremodo meritoria.

Perché, anziché occultare il libro della storia, ci costringe a tenerlo aperto proprio su un’altra di quelle pagine che non avremmo mai voluto leggere.