La scrofa e lo scalpello

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di Maurizio Badiani

Maurizio Badiani

A Wittemberg, la città dove Lutero si dice abbia affisso le sue famose “Tesi”, c’è un rabbino che ha dichiarato guerra a una scrofa. Non un animale in carne ed ossa ma una scultura che, dal 1350 (anno più anno meno), fa brutta mostra di sé su una parete della chiesa di Santa Maria. La scultura mostra infatti una scrofa che allatta due bambini mentre, dietro di lei, un rabbino le alza una zampa per nutrirsi dei suoi escrementi.

Questo tipo di rappresentazione – chiaramente antigiudaica – in tedesco si chiama Judensau e pare risalga addirittura al 1210 (la più antica sarebbe quella scolpita sul coro ligneo della cattedrale di Colonia).Tra il Duecento e il Cinquecento l’orrenda immagine si diffuse come una peste per mezza Europa, dalla Germania alla Francia, dal Belgio alla Svizzera. Orbene, il buon rabbino di Wittemberg, trovando – giustamente – l’immagine altamente offensiva nei confronti della comunità ebraica, ha proposto di rimuoverla dalla parete su cui fu collocata quasi 700 anni fa.

Magari per ricoverarla in un museo della Shoah. Personalmente sono contrario alla storia fatta a colpi di piccone. Non è con la dinamite o con lo scalpello che si raddrizzano o si cancellano le aberrazioni del passato. Ma, al contrario, é proprio lasciandole in bella vista che esse possono fungere da monito per chi passa. Perciò, signor rabbino, segua il modesto consiglio di uno che di comunicazione ne ha masticata tanta: lasci la pietra là dov’è.

Pretenda che ci venga apposta “sotto” una bella targa, poco intrusiva ma facilmente leggibile, che racconti in modo chiaro la storia di quella vergogna. Di quanta stupidità e cattiveria – in nome di un dio diverso – gli uomini (anche e soprattutto coloro che si dichiaravano “cristiani”!) hanno dato prova durante i secoli. Oggi si fa un grande impiego delle cosiddette “pietre di inciampo”. Ebbene, gentile signor rabbino, quelle immagini nefande della scrofa antigiudaica sono tante pietre di inciampo già collocate al loro posto. Su quelle pietre ha inciampato nei secoli l’intelligenza e il buon senso degli uomini, per dar spazio all’imbecillità, all’ottusità e ai pregiudizi. Lasciamo quelle pietre là dove sono. Saranno tanti poster indelebili che tramanderanno, anche a chi verrà dopo di noi, il loro messaggio di stupidità e di vergogna.