Brainstorming? No, grazie!

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di Maurizio Badiani

Maurizio Badiani

Leggo che un recente sondaggio su WeTransfer ha decretato in pratica il KO tecnico del mitico Brainstorming. Circa 20 mila professionisti di 197 paesi (scrittori, musicisti, fotografi, podcaster) hanno sentenziato che “il brainstorming é di scarso aiuto nell’affrontare la sfida della creatività.” 

In 40 anni di vita d’agenzia devo dire che più di un dubbio sull’argomento mi era già venuto. Quando l’Amministratore Delegato – che, nel migliore dei casi, capiva qualcosa di numeri – convocava d’urgenza un brainstorming “creativo” il risultato era scontato: casino generale ai limiti della rissa, voci che si accavallavano peggio che in un talk show e, alla fine della fiera, non un’idea una che potesse dirsi degna di questo nome. 

Della cosa si era già accorto il grande Leo Burnet se asseriva che “La migliore pubblicità é fatta da una persona sola, dentro una stanza, con la porta chiusa.” E a conclusioni non dissimili era arrivato, nel lontano 500, il filosofo Michel De Montaigne che non esitava ad affermare che “Quando gli uomini si riuniscono, le loro teste si restringono.”

Brainstorming dunque ferrovecchio da buttare? Sì e no. Se serve a poco per produrre idee, pare (pare) possa essere ancora di qualche utilità per educare all’apertura reciproca e costruire il cosiddetto “team bulding”. Lo spirito di gruppo., insomma. Che in italiano sembra poca cosa ma, se detto in inglese, é molto figo.