Vizi Pubblicitari – No al vanto green di Eni Diesel+

di Federico Unnia

Federico Unnia

Il tema della tutela ambientale e della lotta per la riduzione dell’utilizzo di componenti inquinanti torna di prepotenza all’attenzione dell’Autitrust. Infatti, il vanto ambientale di un prodotto inquinante come un diesel non può essere proposto in pubblicità con toni eccessivamente enfatici. E’ quanto ha stabilito l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato con il provvedimento con il quale ha ritenuto non corretta la pubblicità diffusa dal gruppo energetico italiano, infliggendo al contempo una sanzione di  5 milioni di euro.

Secondo l’Autorità i messaggi pubblicitari utilizzati nella campagna promozionale che ha riguardato il carburante Eni Diesel+, sono stati ritenuti ingannevole siarelativamente all’affermazione del positivo impatto ambientale connesso al suo utilizzo, che alle asserite caratteristiche di tale carburante in termini di risparmio dei consumi e di riduzioni delle emissioni gassose. 

L’ingannevolezza dei messaggi si prospettava in primo luogo per la confusione fra il prodotto pubblicizzato EniDiesel+ e la sua componente biodiesel HVO (Hydrotreated Vegetable Oil), chiamata da Eni “Green Diesel”; fatto questo che finiva per  attribure al prodotto nel suo complesso vanti ambientali risultati non fondati. 

Inoltre nei messaggi si utilizzavano in maniera suggestiva alcune espressioni quali  Green Diesel, componente green e componente rinnovabile ed altri  claim di tutela dell’ambiente, quali “aiuta a proteggere l’ambiente. E usandolo lo fai anche tu, grazie a una significativa riduzione delle emissioni”, in riferimento ad un  prodotto che altro non sarebbe che un gasolio per autotrazione che per sua natura è altamente inquinante e non può essere considerato “green”. 

Inoltre, sono state ritenute ingannevoli  alcune delle vantate caratteristiche del prodotto, relative alla riduzione delle emissioni gassose “fino al 40%”, delle emissioni di CO2 del 5% in media, e dei consumi “fino al 4%”, non confermate dalle risultanze istruttorie, in quanto parziali o non adeguatamente contestualizzate (ad esempio non era adeguatamente chiarito che il vanto di una riduzione delle emissioni di CO2 era riferito all’intero ciclo del prodotto).

Parimenti, è stato ritenuto non corretto il  fatto che  nei messaggi si lasciava intendere che le vantate caratteristiche migliorative del prodotto fossero da attribuire in maniera significativa alla sua componente definita da Eni “Green Diesel”, aspetto anch’esso che non è risultato veritiero. 

Nel corso del procedimento la società ENI ha avviato l’interruzione della suddetta campagna stampa e si è impegnata a non utilizzare più, con riferimento a carburanti per autotrazione, la parola “green”. 

Resta aperta la possibilità di ricorrere al Tar del Lazio per ribaltare il pronunciamento dell’Autorità.