Léonard de Vinci 

698

di Maurizio Badiani

Tra le vicende di cronaca di questi giorni c’è stata anche quella del tira e molla sul prestito dell’Uomo Vitruviano di Leonardo, il noto disegno di proprietà dell’Accademia di Venezia richiesto dal Louvre dove è in corso una grande mostra sul genio Vinciano. Alla fine il buon senso ha prevalso e il disegno – superblindato – è partito (o partirà) per Parigi. Verso la stessa meta se ne andranno anche “Il musico” dell’Ambrosiana (Leonardo o De Predis che sia) e la cosiddetta “Scapigliata”, una tecnica mista del grande toscano che abbandonerà, per la durata della mostra, i muri della Galleria Nazionale di Parma. Fin qui tutto bene: è giusto che la Cultura circoli e che sia fruita dal più alto numero di persone possibile. In fondo si è sempre detto che Leonardo è il genio universale per eccellenza, non solo perché ha applicato la sua intelligenza ai campi più disparati del sapere ma anche perché le sue “invenzioni” sono diventate nel tempo patrimonio di tutti.

Ecco perché mi ha fatto male leggere che la mostra di Parigi non è dedicata a Leonardo da Vinci bensì a Léonard de Vinci. E’ vero che anche noi italiani, nei secoli passati, avevamo l’abitudine di “italianizzare “ i nomi stranieri, specie se difficili da pronunciare. Così Jean De Boulogne diventò il Giambologna e Lodewijk Toeput diventò Ludovico Pozzoserrato. Ma questo accadeva nelle lettere e nei documenti privati e non sull’insegna del più grande museo del mondo. E poi succedeva nel 500. Oggi la sensibilità è cambiata. Il rispetto per le culture, anche e soprattutto se diverse dalla nostra, è cresciuto a dismisura e nessuno si permetterebbe più di cambiare il nome di un artista. Che sia africano o sia il Banksy di turno.

Quello del Louvre è stato a mio avviso uno scivolone di pessimo gusto e, diciamolo pure, uno sberleffo all’Italia. Le parole sono importanti, cari amici d’oltralpe, sia che si tratti di quelle del vocabolario che di quelle a cui è legata la Storia. Far diventare Leonardo un francese solo perché ha passato gli ultimi anni della sua vita in terra di Francia, non mi sembra un motivo sufficiente per cambiargli i connotati. Ma si sa, i nostri cugini sono fatti così. E pur di negarci una soddisfazione sono pronti persino a stravolgere l’ordine degli eventi universali. E’ nota la surreale esclamazione di Macron che, condotto in visita alla Domus Aurea Neroniana, dopo essersi guardato intorno con ammirazione se ne uscì dicendo “Certo, quante cose belle ha fatto l’Europa!”. L’Europa? Ai tempi di Nerone? Tra gli uomini dell’entourage ci sarebbe voluto Totò che, sgranando i suoi occhi da marionetta, lo avrebbe seppellito di ridicolo indirizzandogli un sonoro “ Ma mi faccia il piacere, mi faccia!”