Guareschi e il condominio

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di Maurizio Badiani

Finalmente una bella notizia. Piccola ma di quelle che scaldano il cuore. 

Un “condominio”- il simbolo per antonomasia di liti, beghe e contumelie – si è trovato incredibilmente unito nella decisione di dedicare una targa ad un personaggio tanto amato quanto controverso: Giovannino Guareschi, grande umorista e fervido scrittore.

Il condominio è quello di via Pinturicchio 25, Zona Studi, Milano. Lì, tra il 45 e il 49, visse in un modesto appartamento, con la moglie Ennia e i figli Carlotta e Alberto, il baffuto e rubicondo Giovannino. E lì, in quei pochi metri quadri, tra il rumore della strada e gli strilli dei bimbi che crescevano, presero vita i personaggi immortali di Peppone e Don Camillo, il sindaco comunista burbero ma non troppo e il pretone dal cervello fino ma dalle mani troppo grosse per essere impiegate solo durante le funzioni religiose. Peppone e Don Camillo furono per la generazione del dopoguerra(erano i tempi della cortina di ferro e della guerra fredda) i Coppi e Bartali della politica.

Costretti in pubblico a sfidarsi e a guardarsi in cagnesco ma sempre pronti in privato a scambiarsi reciprocamente la borraccia. 

Guareschi, anticomunista convinto, parteggiava più per il suo pretone piuttosto che per il suo virulento antagonista. Ma, cavallerescamente, volle e seppe regalare al sindaco eternamente accigliato un tratto di profonda bontà pronta ad emergere senza esitazione nei momenti del bisogno.

Entrambi, sindaco e pretone, ciascuno per la propria via, lottavano a modo loro per raggiungere la stessa meta. Una meta che non era la ricchezza ma più semplicemente la dignità, quel frutto prezioso che cresce solo lontano dalla miseria. Quando in tv (e accade spesso) ci è dato di vedere i film tratti dai romanzi di Giovannino, ci prende – almeno a me succede – un sentimento di struggente malinconia. 

E non è solo per il tempo che è passato. Ma per quello che si è portato via.

Oggi in televisione o sui social imperversano i più laceranti improperi rivolti con pervicace cattiveria all’indirizzo dell’avversario politico di turno.

Nella poetica semplice di Giovannino Guareschi, il Po, nel suo incedere lento ed eterno, raccontava a chi sapeva raccoglierle ben altre storie. Fatte di solidarietà e di umanità. 

Quell’umanità di cui, purtroppo, sembra si stia perdendo ogni giorno di più la traccia.