Cartolina dalla Cina

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di Maurizio Badiani

Visto dalla Cina il Bel Paese ricorda il Mondo Piccolo di Guareschi e le nostre baruffe quotidiane quelle di Beppone e Don Camillo. Qui il tanto conteso traforo della Tav verrebbe considerato poco più di un buco di trapano nel muro. Perché, da queste parti, tutto è fuori scala.

A partire dagli aeroporti e dalle metropolitane le cui sale di accoglienza o di snodo, linde come le hall di un albergo a 5 stelle, potrebbe ospitare comodamente cinque e o sei campi di calcio, tribune incluse. Dal finestrino del treno ad alta velocità che mi porta a Chongqing vedo sfilare all’orizzonte, confusi tra la foschia della sera, centinaia e centinaia di grattacieli di 30, 40, 50 piani freschi di zecca. Una linea serpiforme praticamente infinita che, comparendo e scomparendo in mezzo a curiose colline a gobba di cammello, ricorda le spire di un drago in movimento o una nuova, moderna, Grande Muraglia.

La città a cui sono diretto, Chongqing, un puntino sull’enorme carta geografica della Cina e un nome a me del tutto sconosciuto prima che mi trovassi ad inserirla tra le tappe del mio viaggio, è un “paesotto” di oltre 33 milioni di abitanti. Una bazzecola se paragonati al miliardo e trecentomila di esseri umani che popolano il cosiddetto “Regno di Mezzo”. Un’enorme torta di potenziali consumatori che fa gola a molti.Qui i marchi occidentali, quasi tutti presenti (Armani,Gucci,Bulgari,Maserati,Bugatti…solo per citarne alcuni), costituiscono il nuovo Eldorado di un popolo che da tempo ha gettato alle tarme le divise grigio verdi e unisex imposte dal Grande Timoniere negli anni eroici.

Il “regime” c’è ancora ma, almeno per lo straniero, ha una presenza non opprimente e apparentemente discreta. Prende la forma dei metal detector che affollano ogni singola stazione di qualsiasi metropolitana o delle centinaia di telecamere di sorveglianza che, come grandi zanzare, se ne stanno abbarbicate ai lampioni di piazza Tienanmen pronte a punzecchiare il malintenzionato di turno. Questo è il paese delle file (sterminate) e dell’infinita pazienza. Le file si snodano sotto un sole inclemente davanti ai portoni della Città Proibita come a quelli di un qualsiasi museo di provincia.

Lo spirito di Confucio, non ancora del tutto spento, aiuta a sopportare ogni disagio. Che a volte può essere duro quanto il cemento. Come quello della diga delle Tre Gole di Yichang per erigere la quale si è dovuto evacuare qualcosa come un milione e trecentomila persone. Anche in questo caso gli insegnamenti dell’antico filosofo – pare corroborati da un congruo compenso – hanno dato una mano all’innato spirito di sopportazione di una popolazione abituata al sacrificio e cresciuta con il culto del Bene Comune e dell’Amor Patrio. 

Di questi tempi, in Tv, insieme a commercial, telepromozioni e ai vari Italia’s Go Talent in foggia e lingua locale, passano spot di propaganda o film prodotti ad hoc per celebrare i 70 anni dalla vittoria della “gloriosa rivoluzione del popolo”. 

La bandiera rossa compare un po’ ovunque. Ma sul campo purpureo del vessillo campeggiano ormai solo 5 luminose stelle gialle. La falce e il martello non compaiono quasi più. Arnesi considerati evidentemente primitivi e superati, del tutto inadeguati a rappresentare una Cina dotata di una tecnologia tanto sofisticata da conquistare il mondo. 

“La Cina è vicina” gridò Bellocchio con piglio provocatorio nel 1967, nel varare il suo secondo film. Affermazione intrigante ma mendace. Perché – se allora la Cina era vicina – lo era solo nelle nostre menti e nei nostri cuori giovani e ingenui.

La Cina, oggi molto più che allora, ci appare lontana.Tanto lontana. E non sto parlando solo di geografia.

PS. Un discorso “serio” sulla Cina comporterebbe ben altri approfondimenti. Sui limiti della sua “democrazia”, sulla liceità della pena di morte vigente in quel paese ecc. ecc. Un’infinità di eccetera che mai e poi – e i miei benevoli lettori ne converranno- potrebbero trovare spazio in quello ristretto di una semplice ed estiva “cartolina”.