Il cuore della radio: la cultura del broadcast

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di Claudio Astorri tratto da www.astorri.it

La cultura del Broadcast è quella del servizio pubblico a libero accesso, della “concessione alla Radiodiffusione sonora”. FM + DAB + DTT. Quanti avversari e anche quanto fuoco amico! Non c’è dubbio: Radio Broadcast will never die. Un nuovo testimonial? Procter & Gamble.

Avversari del Broadcast dentro e fuori dal mezzo

Ecco un’affermazione che appare su quello che dovrebbe essere un primario sito di informazione Radiotelevisiva del nostro Paese: “Sbaglia l’editore radiofonico che pensa si possa vivere di solo web, nella convinzione (pur corretta) che questo è il futuro”. Gulp! Mi strofino gli occhi dall’incredulità. Si afferma che nel futuro la Radio possa vivere di solo web! Avete letto bene. No, non è così.

Cerco di essere diplomatico. Quale idiozia… ma anche e soprattutto quale masochismo! Oltre che per un miglior uso del congiuntivo la mia modesta raccomandazione all’autore dell’articolo di quel sito è per una analisi anche soltanto superficiale dei dati ufficiali. Dopo oltre un quarto di secolo di esistenza attiva di Internet e dello streaming audio la fruizione della Radio dal web in Italia è al 5,89% (cinque virgola ottantanove per cento) del totale, documentato qui.

No, nemmeno il 5G farà precipitare la situazione, futurologi dei miei stivali! Perché? Perché il pubblico, che non è semplicemente e banalmente “l’utente”, come lo definite voi, ascolta i brand Radiofonici associandoli a valori ma anche a personalità di riferimento. Con un’espressione incompresa dagli iper tecnologici le persone si affezionano ai brand Radiofonici. E’ il cuore della Radio! Chi nega ciò non ha mai visto ricerche qualitative e/o non comprende la parità dell’area editoriale con quelle tecnica e commerciale.

E infatti la soluzione e reazione a Spotify degli stessi iper tecnologici (e ciechi editorialmente, fino all’inettitudine) è quella dei brand bouquet, semplice moltiplicazione di singole differenziazioni, sciocchezza surreale verso l’autogol perché complica senza ritorni di tipo secondario l’identità stessa del proprio brand. Chi comprende il lato editoriale apprezza il grande potere della ottimizzazione continua, della rifinitura no-stop del brand. O una marca Radio ha un suo target e funziona o si sviluppa; non la si spezzetta, mai.

Radio Broadcast will never die

Eppure è semplice. Il dono della “concessione alla Radiodiffusione sonora”, per chi lo detiene è un bene supremo cui andrebbe tributato valore, sempre. La concessione, quel semplice pezzo di carta, è sinonimo di offerta FM + DAB + DTT (Visual Radio), i modi in cui la Radio si esprime oggi per il 94,11% (novantaquattro virgola undici per cento) dell’ascolto totale, tutti conseguiti con il principio della diffusione “on air” a libero accesso.

L’aria libera è proprio una gran cosa. Si chiama anche Broadcast, parola meravigliosa, una cultura di servizio al pubblico che vede coinvolte anche in Italia Radiofonia pubblica, commerciale e comunitaria. Ed è anche un modello di business che con le giuste competenze porta ritorni, sostiene occupazione e rappresenta riferimenti di offerta e di servizio importanti se non basilari per la popolazione, tutti i giorni, a tutte le ore, in ogni minuto.

Procter & Gable e il Broadcast Radiofonico

Un esempio di riconoscimento alla priorità della cultura Broadcast nella discussione sul mezzo della Radio giunge dal lato commerciale dall’azienda che è il primo investitore pubblicitario negli USA. Ed è il colosso multinazionale Procter & Gamble. Speriamo peraltro che decida di diventare il primo big spender del mezzo anche in Italia…

Jim Fox, proprio un alto dirigente di P&G, in un convegno Radiofonico del NAB negli USA ha espresso la forte raccomandazione agli operatori di focalizzarsi sul loro “pane e burro”, il servizio Broadcast in AM/FM. Sostiene che si tratti semplicemente per la Radio di vendere acqua nel deserto, il che è assolutamente indispensabile e vincente.

Il manager ha riportato le sue impressioni delle riunioni della durata media di 50/60 minuti con gli agenti dei gruppi Radiofonici. “Ascolto tutto quello che vogliono fare e che però non hanno mai fatto, i podcast che però non trasmettono. Ascolto le loro riflessioni di targeting. Però quello che mi interessa discutere con loro è come utilizzare tutto il potenziale Broadcast nella copertura della popolazione”.

La Radio è un mezzo che rappresenta il contatto e la vicinanza giornaliera di significative quote della popolazione cui le aziende hanno interesse di rivolgersi con comunicazioni pubblicitarie. Avere Procter & Gamble come testimonial di questo processo non è affatto male. E forse non è nemmeno un caso che P&G sia ai suoi massimi storici.