L’uomo & l’Artista

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di Maurizio Badiani

Ha fatto discutere la dichiarazione rilasciata da Lucrezia Martel, presidente di Giuria della 76a Mostra del Cinema di Venezia a proposito della presenza in concorso di “J’accuse”, il nuovo film di Roman Polanski.

“Non posso separare l’uomo dall’opera” ha dichiarato alla stampa la signora. Giustificando poi la sua presa di posizione con il proprio ruolo di regista militante impegnata nel movimento argentino NiUnaMenos. 

A orientare il suo giudizio il vecchio scandalo che – molti anni fa – coinvolse il grande regista polacco, implicato in un caso di abuso su una minorenne.

Da buon liberale rispetto fino in fondo l’opinione della pasionaria presidentessa. Ma vorrei invitarla, per il bene dell’Arte, ha provare a separare sempre e comunque l'”uomo” dall’“artista”. 

Diversamente dovremmo buttare al macero mezza storia dell’arte. Picasso – per fare un nome a caso – indubitabilmente il più grande artista del 900, nel quotidiano era quello che i napoletani non esiterebbero a chiamare un omm’e m…a.

Prepotente, dispotico, fedifrago (45enne, già sposato, si mise con una ragazzina di 17) aveva così poca considerazione delle sue compagne da spingerle al divorzio o al suicidio. E che dire di Modigliani, che i francesi con un facile quanto maligno jeu de mots chiamavano Modì (= Maudit) cioè maledetto.

Ubriacone impenitente, attaccabrighe e, va da sé, irrefrenabile sciupafemmine. E Tiziano dove lo mettiamo? Ricco sfondato, questuava le sue parcelle con un’insistenza di cui si sarebbe fatto scrupolo un senza tetto. Qualcuno lo accusò persino di aver fatto avvelenare il suo maggior rivale, il Pordenone, in modo da aggiudicarsi più agevolmente le commesse che passava il convento. Di Caravaggio è quasi inutile dire: troppo note sono le sue traversie con la giustizia (un morto ammazzato, accoltellamenti vari, risse a non finire).

Se nei tempi passati si fosse applicato il criterio di giudizio della nostra regista se la sarebbero vista molto male anche i due sommi geni del Rinascimento: Michelangelo e Leonardo. Quest’ultimo processato in gioventù per sodomia ed entrambi portati per naturale inclinazione verso quello che i Francesi chiamavano “il vizio fiorentino”, allora punito duramente. Cosa facciamo? Presi da un sacro furore moralistico entriamo nei musei di mezzo mondo e riduciamo a brandelli le opere di questi artisti? O ne facciamo dei falò, seguendo l’esempio dell’invasato Savonarola e dei fanatici croceuncinati di Norimberga? Mi dia retta, gentile signora Martel: per una volta (o, meglio, per tutte le volte) lasci l’uomo dov’è, con i suoi vizi e le sue bassezze, e si accontenti di giudicarne l’opera. L’artista Polanski – per i suoi film – lo lasci giudicare ai critici nel buio di una sala di proiezione. E l’uomo Polansky, per i suoi crimini e le sue miserie, lo lasci al giudizio di una più illuminata aula di tribunale.