Influencer, ci siete o ci fate?

834

di Federico Unnia

E’ molto difficile da capire che “Il principio della trasparenza nelle comunicazioni pubblicitarie intende assicurare la distinzione non solo formale, ma sostanziale tra contenuti promozionali e contenuti di altro genere, così da assicurare che la pubblicità si presenti e possa essere facilmente riconosciuta dal pubblico, senza quindi dover richiedere alcuno sforzo interpretativo, per la propria natura di messaggio promozionale, espressione di un punto di vista di parte e di un interesse dell’impresa i cui prodotti o servizi vengono illustrati o richiamati”?

Evidentemente si, almeno presso il mondo dell’adv sdraiato sulla creatività degli influencer.

Federico Unnia

Due recentissime (e velocissime) ingiunzioni di desistenza confermano questo preoccupante vuoto conoscitivo. Ci riferiamo alla comunicazione “Diadora”, diffusa attraverso un post @fitisbeauty_official in data 20 giugno 2019 e ritenuto manifestamente contraria all’art. 7 – Identificazione della comunicazione commerciale – del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale. Il messaggio mostrava l’influencer Giulia Calefato impegnata nel fare jogging calzando un paio di scarpe della casa italiana, mentre la didascalia fornisce consigli su quale sia il terreno migliore per correre e conclude con: “… le scarpe migliori? @diadoraofficial Blushield”

Una comunicazione che, a detta del Comitato,  veicolava, apparentemente come “consiglio disinteressato”, un contenuto promozionale del brand indicato. Tutto questo non era sufficientemente esplicito e dunque immediatamente riconoscibile come tale dal pubblico. “Il tag che rimanda alla pagina @diadoraofficial non può essere considerato” ci rispiega il Comitato di Controllo, “un elemento idoneo a rendere inequivocabile l’identificazione di tale contenuto come frutto di un accordo di natura commerciale con l’inserzionista. Il “Regolamento Digital Chart”, espressamente richiamato nel Codice, indica infatti gli accorgimenti da adottare nelle forme di endorsement affinché risulti soddisfatto il requisito della riconoscibilità dei contenuti promozionali come tali”.

Sembra semplice o no?  

Altro caso quello del messaggio “In viaggio con Q8”, diffuso attraverso un post @peppecant. Anche qui stessa accusa. Il messaggio proponeva un altro influencer, tale  Giuseppe Cantone a Sciacca, mentre una didascalia diceva: “Continua qui nella bella e amatissima Sciacca il Tour con @quottoitalia! non poteva di certo mancare una visita in questa meravigliosa città che si affaccia tutta sul mare Siciliano… Ragazzi miei, proprio una vera emozione ogni volta fare un salto qui al porto, e scattare foto come se non ci fosse un domani… ma a proposito chi di voi e già stato in visita a Sciacca? #InViaggioConQ8”

Stessa considerazione, medesima conclusione.

Riassumendo, a futura memoria: spacciare sotto le vesti di un racconto privato, un contenuto  promozionale di un brand è scorretto. Occorre rendere palese e immediatamente riconoscibile al lettore quello che – giustamente, si badi bene – è un messaggio commerciale, frutto di un accordo tra l’influencer e un brand.

Difficile? Non credo….a meno che non si voglia fare i furbi.