I dialetti e l’ermo colle

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di Maurizio Badiani

Da qualche mese a questa parte – chi frequenta la pagine del giornale meneghino se ne sarà accorto – su Il Corriere delle Sera si è aperto un originale agone letterario. Il tema su cui misurarsi è uno dei testi sacri della letteratura italiana. Nientemeno che L’Infinito di Leopardi.

Un lettore inventivo e letterato ha avuto per primo l’idea di misurarsi con la famosa poesia del genio di Recanati riscrivendola di sana pianta nel dialetto della sua regione.

L’iniziativa ha dato la stura a uno spontaneo fenomeno di emulazione. Spinti verosimilmente da un sano orgoglio campanilistico decine di letterati – quasi mai in erba – hanno ripetuto l'”esercizio”, ciascuno trasponendo versi e concetti del Recanatese nei vernacoli più disparati: dal Romanesco al Bresciano, dal Ferrarese ( ci si è cimentato Dario Franceschini, ex Ministro della Cultura) al Napoletano, dal Ligure al Friulano, al Salentino.

Un gioco colto e sapido, divertente e per niente irriverente. Visto che include in sé due omaggi: uno alla creatività e al pensiero di uno dei nostri poeti più alti, l’altro alla bellezza multiforme ed eternamente cangiante della nostra lingua. O, meglio, delle nostre lingue. Sì, perché i dialetti non sono quella koinè scialba e insapore con cui si aprono e si chiudono i telegiornali.

I dialetti sono Cultura viva degna di rispetto e di tutela. I loro “colori”, le loro “espressioni” sono sprazzi di creatività, veri fuochi di immaginazione che si spengono come un cerino nell’acqua una volta riportati all’ italiano di tutti i giorni. Il preside del mio liceo, napoletano verace,  ci ricordava, illuminandosi, il grido di vendita ascoltato da un fruttavinnolo della sua città che, per decantare la qualità delle sue pesche, gridava ai passanti: “hanno pazziato co’ sole!”.

Immagine immaginifica, creativa e … assolutamente intraducibile. E che dire poi del milanesissimo “Fa ballà l’oeucc”: non è un banale avvertimento. E’ un pezzo di cinema!

E allora, viva i dialetti. Parliamoli, valorizziamoli, tuteliamoli. E avanti con la saga dell’Infinito. Che, come suggerisce il titolo stesso, può andare avanti senza fine.