Olimpiadi. E il logo chi lo fa?

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di Maurizio Badiani

La notizia dell’aggiudicazione all’Italia delle Olimpiadi Invernali del 26 ha giustamente galvanizzato gli animi. E da più parti già spuntano consigli e suggerimenti per l’affidamento della creazione del “marchio”.

Immancabile (vedi il Corriere di oggi) la proposta di coinvolgere le scuole, magari non solo di grafica, milanesi e non. Encomiabile idea per creare “adesione” e alimentare entusiasmi ma che può rivelarsi nefasta sul piano dei risultati.

Un marchio non è solo un disegnino distintivo e memorabile ma il punto di avvio di una comunicazione complessa e articolata che può essere coniugata correttamente solo da degli specialisti.

C’è un precedente – quello della creazione del nuovo “logo” di Firenze  ( la città di Botticelli e Michelangelo che per “promuoversi” ha bisogno del logo di un signor Nessuno!!!!) – che costituisce un valido vademecum su “cosa non fare”.

Allora l’ideazione del “logo” fu affidata alla rete di Zooppa e ne seguirono polemiche a cui anche il sottoscritto prese parte (chi volesse rinfrescarsi le idee sulla vicenda può comporre “Bando per il brand di Firenze, l’accusa di Badiani a Palazzo Vecchio”).

La mia segnalazione di oggi vuole essere soltanto un modesto avviso a chi dovrà fare delle scelte importanti a imboccare la strada della professionalità ed evitare facili scorciatoie percorse in nome di un malinteso concetto di ugualitarismo e di democrazia.

Sono certo che la città che ha lanciato i vari Mendini, Sottsass, Noorda, Aulenti non avrà difficoltà a trovare i nuovi paladini di una qualità grafica di eccellenza capace di rappresentare al meglio il Paese di Armani e di Leonardo su quello straordinario palcoscenico mondiale che è un’ Olimpiade.