Guerra Paolo Borrometi e AGI : ‘Censurate i miei pezzi’  replica il CDR ‘Toni inacettabili’

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di Mario Modica

E’ guerra aperta fra Paolo Borrometi e l’Agenzia Giornalistica Italia, diretta da Riccardo Luna. Uno scontro senza precedenti fra una icona dell’antimafia e l’agenzia di stampa dell’ Eni  deflagrato nei giorni scorsi e passato quasi in sordina.

A  dichiarare guerra ci ha pensato il cronista siciliano, fra i più scortati di Italia a seguito di minacce si alcuni clan di Ragusa. Nel sito di articolo 21 il giornalista aveva accusato l’agenzia  con cui collaborava da anni di aver di fatto censurato i suoi pezzi.  Con una chiosa velenosa per l’agenzia dell’Eni perché il presunto bavaglio avrebbe riguardato al vicenda spinosa della  trattativa stato mafia.

Avrei voluto raccontare, approfondendole e cercando di spiegarle, le parole del falso pentito Scarantino. Volevo ricostruirle e metterle a confronto. Purtroppo l’Agi non mi ha permesso di farlo ed è giusto che Voi possiate sapere la verità.
Penso che il ruolo di ciascun giornalista sia questo, informare e spiegare uno dei peggiori depistaggi della storia. E magari tentare anche di ridare dignità al costante impegno di Magistrati (come Di Matteo e Petralia) che, in questi anni, hanno vissuto un costante e continuo tentativo di delegittimazione su tutti i media.
 ha scritto Borrometi con parole durissime verso Riccardo Luna e i colleghi.

Poche righe più in là l’umiliante affondo: “Ciò che più mi amareggia è che l’Agi prende contributi pubblici. Insomma, con i soldi pubblici si dovrebbe fare informazione, il più libera possibile.”   Scrive nero su bianco Borrometi rinfacciando all’AGI  oltre che la censura anche  scorrettezza nell’ ultilizzo dei soldi pubblici.

 Non si è fatta attendere la replica del CDR che ha accusato Borrometi di aver usato ‘toni inaccettabili’ e respingendo le accuse di essere in qualche modo del silenzio omertoso su certi argomenti delicati. Insomma, una collaborazione, viste le accuse, messa veramente a dura prova tra Borrometi e l’agenzia dell’Eni, data la poca considerazione che il primo ha manifestato per i secondi.