La nuova vita dello IAP

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di Federico Unnia

L’istituto di autodisciplina pubblicitaria getta la maschera e, dati alla mano, e forte della crescente collaborazione con le autorità di controllo della comunicazione indica la rotta per il suo futuro. Il peso dell’adv tradizionale (stampa, tv, radio, affissioni, confezioni) resta ancora importante ma è nella c.d. social communication che si gioca il suo futuro.

A Milano, nel corso dell’Incontro annuale per presentare dati dell’attività svolta e discutere di nuove sfide, è emerso con grande evidenza. L’attività relativa alla Digital Chartle indicazioni contenute nella Digital Chart, varata nel 2016, per rendere riconoscibile la comunicazione commerciale online, sono state inserite in un apposito Regolamento Digital Chart, parte integrante del Codice IAP, rendendo le regole precettive. Il “Regolamento Digital Chart” indica per ognuna delle più diffuse forme di comunicazione commerciale digitale – ha registrato ben 64 casi: 13 ingiunzioni, 2 pronunce e 49 casi risolti in via breve. Segno che il controllo inizia a funzionare, magari non con i tempi della comunicazione social mordi e fuggi, ma la strada è quella buona.

Come ha ricordato Vincenzo Guggino, segretario dello Iap, “Dal 29 aprile 2019, l’endorsement da parte di influencer e celebrity, la pubblicità native, i social network, i siti di content sharing, l’in app advertising e l’advergame, sono a tutti gli effetti controllabili dallo Iap affinchè gli accorgimenti attraverso i quali se ne rende evidente la natura commerciale siano adeguati al mezzo e ai destinatari. Il tutto nel rispetto  del requisito della riconoscibilità richiesto dall’art. 7 del Codice”.

La strada è quella del coinvolgimento delle componenti professionali social sempre nel rispetto delle regole e dello spirito dello Iap In questo senso è fondamentale l’apertura al mondo degli influencer e l’accesso diretto all’Istituto. Da gennaio 2019, infatti, gli influencer, attraverso le loro società o le agenzie che li rappresentano, possono direttamente associarsi all’Istituto in veste di soci sostenitori.

Tornando al 2018, l’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria ha chiuso l’esercizio vedendo ormai prossima la soglia dei  28.000 interventi conclusi dalla sua costituzione nel 1966. La dimensione della tutela della concorrenza resta minoritaria, mentre centrale è quella (85%) che si riferisce alla tutela del consumatore.

I servizi restano un must dell’Istituto: 170 le campagne per le quali è stato richiesto da aziende o agenzie un parere preventivo al Comitato di Controllo, lo strumento per verificare la conformità dei messaggi prima della loro diffusione alle norme del Codice di Autodisciplina. Il Comitato, inoltre, ha esaminato 715 casi, a cui si aggiungono 70 provvedimenti formali tra ingiunzioni e istanze al Giurì. Il 24,3% di questi provvedimenti ha riguardato la non riconoscibilità dei messaggi diffusi attraverso la Rete. Il Giurì ha emanato 40 pronunce, soprattutto nel settore delle telecomunicazioni, della cura della persona e del food. Infine, sono stati 176 depositi relativi alla tutela della creatività, tra pre-emption e progetti creativi.