Lavorare a Natale? Due giovani su tre dicono no

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Imprenditori: sono viziati nonostante la crisi 

Ma è proprio vero che la generazione di Instagram è pronta a fare qualsiasi lavoro pur di trovare un impiego? Siamo davvero sicuri che la crisi economica spinga le giovani generazioni ad adattarsi alle richieste del mercato del lavoro oggi, a seguito delle rivoluzioni digitali, con esigenze diverse più spalmate?

Uno studio di Spot and Web dice che non è proprio così, confermando anche la tendenza dei dati Istat di luglio 2018, secondo cui in Italia la disoccupazione giovanile si attesta al 30,8%, un punto in meno rispetto a giugno e il minimo da ottobre 2001, ma allo stesso tempo molto superiore alla media della zona euro che è del 16,6% e inferiore solo a Grecia e Spagna.

lavoro

La rivista ha interrogato oltre 500 giovani disoccupati sparsi in tutta Italia e di età compresa tra i 18 e i 25 anni. Solo il 32% si dice disposto a lavorare durante i giorni di Natale. Il 15% del campione lo farebbe in cambio di una cifra cospicua “almeno 500 euro al giorno”. Il 40% sostiene che “non  lavorerebbe per qualsiasi cifra”. Eppure l’Italia è un paese turistico e dove i servizi soprattutto nei momenti di punta – come sono le vacanze di Natale in cui nel Belpaese arrivano milioni di persone – sono fondamentali.

Ma quali sono i lavori natalizi meno amati? Il rider / portalettere è al primo posto, odiato dal 77% del campione e definito “umiliante”. Staccato di poco il mestiere del lavapiatti (69%) giudicato sottopagato, faticoso; segue il ruolo di badante (65%) ritenuto poco igienico, deprimente e a prova di nervi. Quarto in classifica il lavoro di portiere di notte  (52%).  Quinto posto fra i mestieri più detestati è l’addetto alle pulizie  (41%) perché considerato “roba da extracomunitari”, deprimente e logorante. Appena sesto il cameriere (39%), definito usurante e poco appagante dal punto di vista professionale. Settima posizione per il parcheggiatore (27,5%), poco edificante e incline all’abusivismo nonché pesante e pericoloso allo stesso tempo. Ottava piazza per il benzinaio (6,5%), lavoro alienante e pieno di rischi per sé stessi e per gli altri. Più possibilisti i nostri ragazzi per l’impiego di guida turistica (4,5%) durante le Feste e, ultimo, per il confezionatore di regali natalizi (3%), perché tutto sommato è un lavoro tranquillo anche se dura lo spazio di poche settimane l’anno.

Al campione è stato chiesto se fosse disposto a lavorare il sabato e la domenica. Ebbene, il 35% preferisce di no, il 32% lo farebbe malvolentieri, il 20% solo se costretto, il 10% sì senza
esitazioni. Qual è il passatempo preferito di questi giovani? Stare sui social (41%) vince a mani basse, seguito da passare il tempo e uscire con gli amici (33%), fare sport (29%), videogiochi /
playstation (25%), ascoltare musica (23%) e andare al cinema (19%).

Tornando sul tema lavoro, il 23% si dice disposto a cambiare città per esigenze lavorative. Per il 22% dipende dalla città mentre per un altro 23% è determinante di che tipo di lavoro si tratta. Solo l’8% non si trasferirebbe per un impiego. Disposto a lavorare in agosto? Anche in questo caso prevale il no (27%), che preferirebbe godersi le vacanze estive, mentre il sì è al 17%.

Infine, perché i giovani non accettano un lavoro umile? Prima di tutto perché alcuni sono laureati (29%), poi perché vedono un simile impiego come un danno alla loro immagine (27%). Per il 23% si tratta di lavori troppo pesanti e faticosi mentre c’è chi, piuttosto di fare un lavoro del genere, preferisce stare a casa e godersi la disoccupazione (16%) o continuare a farsi mantenere da mamma e papà (13%) o, ancora, affidarsi alle pensioni dei nonni (9%).

Non si stupisce affatto l’imprenditore Bachisio Ledda, fondatore e presidente di “Mail Express Posta & Finanza”, gruppo attivo nei servizi postali attraverso 300 agenzie a gestione diretta: «Mi riconosco appieno in questi dati. Durante i colloqui la prima cosa che chiedono è quanto si guadagna e quanto si deve lavorare. Lo ritengono un lavoro faticoso, estenuante e noi facciamo fatica a trovare dei portalettere qualificati. I ragazzi prima di tutto devono cercarlo il lavoro, devono avere la volontà di farlo perché se lo cercano avranno l’opportunità di fare dei colloqui e quindi di mettersi in gioco. Se se ne stanno in casa – e ce ne sono milioni – ad aspettare che arrivi la manna dal cielo, continueranno ad essere disoccupati».