ILIAD, QUALE VERITA’ PUBBLICITARIA?

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Anche il nuovo operatore tlc cade su una comunicazione giudicata ingannevole dal Giurì

di Federico Unnia

Vuole essere diverso dagli altri, così dice nella sua massiccia campagna tv e stampa, mettendo alla prova i potenziali clienti con un simpatico vero o salso, sulle fake news che caratterizzano il mondo delle tariffe telefoniche. E invece, alla prova del Giurì, anche Iliad cade per pubblicità ingannevole.

La vicenda, appena decisa dal Giurì di autodisciplina della comunicazione commerciale, ha visto Vodafone e Telecom Italia chiedere al Giurì di dichiarare non conforme agli artt. 2, 14 e 20 del Codice   la campagna diffusa da Iliad per promuovere la propria offerta di servizi di telecomunicazioni. Lo spot proponeva una successione di immagini accompagnate dal susseguirsi delle scritte “vero” e “falso”, tutte  volte a suscitare nello spettatore la sensazione di dubbio circa l’autenticità delle situazioni rappresentate. Lo speaker afferma: “Scegli la verità, scegli Iliad” e viene presentata l’offerta “30 GB in 4G+, Minuti e SMS illimitati 5,99 € al mese per sempre…per davvero!”.

Pron. 64-56.2018 affissione Iliad

Secondo Vodafone e Telecom,  i messaggi sarebbero stati ingannevoli in quanto, a fronte di un’offerta allettante, non avrebbero informato i consumatori sui costi extra-soglia del traffico internet promesso e non avrebbero indicato  in modo chiaro che la tecnologia 4G+ non è ovunque disponibile. Ulteriori profili di ingannevolezza toccavano le condizioni di fruibilità del roaming in ambito europeo, in quanto non tutti i 30 GB offerti si potevano utilizzare  all’estero, ma solo 2. Lo spot sarebbe infine risultato denigratorio nei confronti dei concorrenti, in quanto la contrapposizione “vero” – “falso” e la riconduzione a Iliad di un primato di verità e trasparenza, farebbe ricadere le offerte dei competitors nel “falso” e nella “non trasparenza”.

Iliad si era difesa sostenendo che aveva inteso presentarsi in modo differente rispetto agli standard del mercato di riferimento, con un’offerta semplice, a un prezzo contenuto ed elevati volumi mensili di traffico, chiamate e sms. Quanto ai costi extra-soglia, Iliad precisa che essi non verrebbero applicati in automatico, ma dopo il consenso esplicito dell’utente, che sarebbe tempestivamente informato. Peraltro il superamento del limite di un’offerta di 30 GB di traffico dati, a fronte di un consumo medio in Italia pari a 2,76 GB, si ridurrebbe a un’ipotesi marginale. I messaggi non sarebbero stati denigratori nei confronti dei concorrenti, che in alcun modo venivano identificati.  Non paga, Iliad ha presentato domanda riconvenzionale nei confronti di Telecom per alcuni claim diffusi sul proprio sito internet e relativi all’apparato “TIM Hub 4G”: “Il prodotto TIM che ti permette di accedere alla rete mobile 4GPlus di TIM ovunque ti trovi”

Il Giurì in relazione ai messaggi contestati da Vodafone e Telecom ha rilevato alcuni profili di contrarietà all’art. 2 del Codice. Iliad anzitutto secondo il Giurì non ha dimostrato di poter garantire un’effettiva copertura del servizio con la tecnologia 4G+. Non erano inoltre  chiariti i limiti di fruibilità di tale tecnologia, sia sotto il profilo geografico che tecnico. Il Giurì non ha ritenuto sufficiente a tal fine l’indicazione “ove disponibile” contenuta nelle note. Inoltre secondo il Giurì nella campagna non si indica con chiarezza il costo di attivazione del servizio, essendo un costo ineliminabile e che non corrisponde a quello enfatizzato. I messaggi potevano far intendere all’utente medio che il bundle di 30 Giga mensile fosse utilizzabile anche all’interno dell’Unione europea, mentre in realtà egli all’estero ha a disposizione solamente 2 giga di traffico. Essendo la campagna diffusa a ridosso delle ferie estive ed essendo il consumatore medio a conoscenza del divieto imposto dal regolamento UE di applicare tariffe diverse su territorio nazionale ed europeo, l’utente poteva essere indotto  a ritenere di disporre anche all’estero di un volume di traffico dati così elevato. Dunque anche sotto questo profilo il messaggio è in contrasto con l’art. 2. Il Giurì non ha invece ravvisato profili di decettività per quanta i riguarda i costi extra-soglia e non ha ravvisato un carattere denigratorio della pubblicità Iliad, non avendo riscontrato nei messaggi richiami screditanti, neppure indiretti, nei confronti degli operatori concorrenti.

Con riferimento alla domanda riconvenzionale di Iliad, il Giurì ha ritenuto che l’espressione “ovunque ti trovi” contenuta nel messaggio contestato potesse essere  intesa dal consumatore nel senso che l’apparato di TIM permette l’accesso alla rete mobile 4GPlus di TIM su tutto il territorio nazionale, senza chiarire debitamente che tale possibilità è condizionata all’effettiva disponibilità della copertura con la tecnologia 4G+ nel luogo in cui il consumatore stesso fisicamente si trova.