Quando la pubblicità non serve

di Maurizio Badiani  Direttore Creativo Esecutivo di Expansion Group

La morte di Frizzi è dispiaciuta a molti.

Aveva una faccia simpatica da ragazzo di buona famiglia, uno che inviteresti volentieri a pranzo con la certezza che non ti farà mai fare una brutta figura.

frizzi

Non era né un pozzo di sapienza, né un cantante provetto, né un ballerino alla Fred Astaire, né un imitatore dalle mille nuances ( anche se il suo Sordi resta inarrivabile). Come presentatore non possedeva né la verve di Fiorello, né la parlantina di Bonolis. Ciononostante piaceva. La gente apprezzava in lui quel modo urbano di fare che una volta si chiamava educazione. Mai uno sgarbo, mai una parola storta, mai un gesto di insofferenza nei confronti di ospiti o concorrenti che, a volte, avrebbero meritato ben più di uno sfottò. Si è scoperto poi che quel suo fare composto, quella sua eleganza di modi celava qualcosa di più profondo: una straordinaria umanità, merce rara nel mondo frivolo e superficiale dello spettacolo. Quell’umanità che lo aveva spinto, alcuni anni fa, a donare il suo midollo osseo ad una ragazza che non conosceva, salvandole la vita. Lo aveva fatto in incognito, perché i bei gesti, per essere tali, non hanno bisogno di pubblicità.