Vizi Pubblicitari – Ironia da urlo?

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di Federico Unnia

Sulla creatività, da tempo, abbiamo steso un pietoso velo. Rivolgersi altrove, viene da dire. Sull’ironia la partita è ancora aperta.

Un nuovo capitolo ci è proposto dall’ennesima ingiunzione di desistenza (ma stiamo parlando realmente di uno strumento efficace e persuasivo?) con la quale il Presidente del Comitato di Controllo ha ingiunto il blocco dell’annuncio   “Un posteriore da urlo…”, relativo all’offerta Tomasi Auto sulla ‘Mini 2.0 Cooper D Clubman’ in quanto giudicato non conforme  all’art. 10 – Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona – del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Tomasi Auto (1)

Il messaggio, finalizzato a promuovere la vendita promozionale del modello di auto ‘Mini 2.0 Cooper D Clubman’, proponeva l’immagine del posteriore della vettura, accanto a quella di una donna ripresa di spalle con addosso un abito bianco con cerniera su tutta la lunghezza. L’headline recitava “Un posteriore da urlo…”, facendo leva sul confronto.

Secondo il Comitato di Controllo, tale comunicazione proponeva  una rappresentazione svilente dell’immagine della persona, non conforme all’art. 10 del Codice, che impone (come ormai anche i muri sanno, ndr) il rispetto della “dignità della persona in tutte le sue forme e espressioni”. La scelta dell’immagine – secondo il Comitato – è unicamente finalizzata ad attrarre l’attenzione del pubblico attraverso l’esposizione del corpo femminile quale oggetto del desiderio in vetrina. Il messaggio trasferisce sulla donna e il suo corpo l’appetibilità di quanto pubblicizzato e la facile accessibilità dell’una e all’altro, con una commistione di piani che conduce alla mercificazione della persona e al degrado della sua dignità.

Da qui il blocco della campagna, con una consueta serie di quesiti irrisolti: è davvero efficace l‘ingiunzione di desistenza? Cosa fare per rendere più stringente l’adesione alle norme del codice?