Vizi Pubblicitari – Prevenzione non fa rima con paura

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di Federico Unnia

In epoca di fake news e mendace comunicazione sul trattamento e cura di pericolose malattie, non è corretto diffondere un messaggio pubblicitario a supporto di una polizza sanitaria che metterebbe al riparo da gravi rischi sanitari chi la sottoscriva. Una comunicazione che attribuisca  al prodotto assicurativo – con voce suadente – benefici non provati, accreditando nel pubblico l’erroneo e illusorio convincimento che una polizza assicurativa possa predisporre un efficace baluardo contro le malattie, si pone in contrasto con l’art. 2 (divieto di pubblicità ingannevole) stabilito dal Cap.

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E’ questa la motivazione – incontestabile – fatta propria dal Giurì di autodisciplina pubblicitaria nell’accogliere la segnalazione del Comitato di controllo contro la campagna diffusa da RBM Assicurazione salute S.p.A relativa alle polizze sanitarie RBM “Stai in  salute” – “Young” e “Adulti”, ritenute non  conforme  agli  artt.  2 e 8 CA.

I messaggi pubblicizzavano polizze sanitarie per adulti e minori facendo ricorso ad espressioni quali “Pensa a un cambiamento, pensalo in grande, perché quando pensi a tutto ciò che potrebbe capitare nella vita a te e ai tuoi cari, ti senti davvero solo. E allora pensa a qualcuno che sia sempre vicino a te, qualcuno che abbia a cuore la tua salute comete … la nuova gamma di polizze sanitarie che ti protegge dal cancro, dalle patologie cardiovascolari, dall’ictus e dall’ipertensione, per tutta la vita”.

Secondo il  Comitato di Controllo, i comunicati non erano conformi all’art. 2 CA, in quanto capaci di indurre in errore i possibili utenti sulla natura e gli effetti di una polizza sanitaria, esagerandone in modo inopportuno la portata. Il rimborso delle spese sanitarie sostenute in caso di malattia o per la prevenzione delle stesse non può  essere tradotti nel vanto perentorio della idoneità a porre il soggetto che stipula la polizza al riparo da tutti i possibili accadimenti, presenti e futuri, connessi all’insorgere di patologie.

La RBM Assicurazione Salute  si era difesa sostenendo che i prodotti della linea “Stai in salute” si propongono l’obiettivo di prendersi cura dell’assicurato, sia favorendo le buone pratiche preventive (come ad esempio l’attività fisica), sia proponendo forme di indennizzo nel caso la patologia si presenti.

Le polizze, ad esempio, prevedono il rimborso sia delle spese sostenute per visite mediche necessarie per l’adesione a pratiche sportive sia, entro certi limiti, delle spese sostenute per l’utilizzo di palestre e centri sportivi.

Il Giurì, come ricordato,  ha ritenuto che i messaggi enunciano, con tonalità suggestive, affermazioni tese a influire sull’immaginario dei potenziali utenti, evocando in modo sottile proprio la malattia ancora in parte misteriosa che ossessiona l’immaginario collettivo. Non a caso il cancro – divenuto metafora della caducità e fragilità dell’esistenza – “è anche la patologia intorno alla quale si aggirano frotte di sedicenti esperti di medicina alternativa pronti a offrire la soluzione definitiva a persone che, disperate, sono disposte a credere a chiunque”.

Non si può quindi escludere che il consumatore medio, tratto in inganno dalla formulazione dei comunicati, li decifri concludendo che la società assicuratrice è in grado di allestire un efficace sistema di prevenzione: “…la nuova gamma di polizze sanitarie che ti protegge dal cancro, dalle patologie cardiovascolari, dall’ictus e dall’ipertensione, per tutta la vita”.

Non sono in questione i vantaggi connessi ad attività di prevenzione, ma il fatto che le coperture promesse nella polizza assicurativa in esame possano essere considerate equivalenti alle attività che vengono suggerite dalla scienza medica, le quali notoriamente comprendono l’adozione di stili di vita che una polizza è inane anche a promuovere. In ogni caso è da osservare che anche le più intense attività preventive possono ridurre i rischi solo su base probabilistica. Da qui il blocco della campagna.