Vizi Pubblicitari – Noi scherziamo sui santi, gli inglesi no sui reali

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di Federico Unnia

Federico Unnia
Federico Unnia

Il 2017 pubblicitario si è chiuso con due interessanti casi che, al di qua e al di la del canale della manica, tanto fanno discutere.

In Inghilterra non si è spento l’eco di quello che è stato l’annuncio glamour dell’anno: il prossimo matrimonio reale di Herry e Meghan Markle. Un annuncio che  ratifica una bella storia d‘amore tra il reale e la semplice ragazza americana ed arriva a stretto giro di posta dei 70 anni di matrimonio della Regina Elisabetta con il Principe Filippo. Innanzi a quello che, anche sui social, è stato, e molto probabilmente sarà, l’evento di comunicazione del 2018, dall’Advertising standards authority inglese, l’organismo che vigila sulla correttezza del messaggi, hanno fatto sapere che va bene un sano patriottismo ed attaccamento alla famiglia reale e alla corona, ma non sono ammessi tentativi di agganciare la notorietà e il prestigio della famiglia reale per vendere qualsivoglia prodotto. In Inghilterra, patria di un umorismo molto discusso ma capace di straordinarie trovate, è vietato qualsiasi richiamo od agganciamento alla famiglia reale in comunicazioni ed annunci commerciali. Nessun endorsement   è permesso che faccia sorgere il minimo dubbio sul collegamento tra prodotto e servizio pubblicizzato e famiglia reale o uno dei suoi membri. In particolare il principio vale per tutti i souvenirs che vengono propinati ai turisti di tutto il mondo di passaggio per Londra.

Mentre in Inghilterra si è così rigidi per salvaguardare l’immagine e la credibilità della famiglia reale, in Italia la fine d’anno ci ha regalato un curioso caso. Si tratta di uno spot, in diversi soggetti, che utilizza alcuni miracoli di Gesù per vendere i suoi servizi. Sminuendo – in modo forse ironico –  il significato profondo di episodi religiosi.

Ebbene, pare che questo spot,portato all’attenzione degli organi di controllo della pubblicità, sia stato ritenuto più umoristico che offensivo. Eccesso di libertà espressiva pubblicitaria o deriva inarrestabile dei nostri costumo e valori?