Vizi Pubblicitari – No al mix diabolico del Roma Cocktail Week

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di Federico Unnia

Alcool e fede posso essere un biabolico mix, almeno pubblicitariamente parlando. È quanto si deduce dalla recentissima ingiunzione di desistenza con la quale il  Presidente del Comitato di Controllo ha bloccato il messaggio pubblicitario “Prendete, e bevetene tutti.” Volto a promuovere il  ‘Roma cocktail week’. Il messaggio, ironia della sorte, diffuso attraverso pubblicità sui mezzi pubblicità della Capitale, è stato ritenuto  non conforme  agli artt. 1 – Lealtà della comunicazione commerciale –10 – Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona – e 22 – Bevande alcoliche – del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Roma Cocktail Week

Il messaggio proponeva l’immagine di un uomo vestito di nero  con ben riconoscibile  il collarino ecclesiastico intento a versare un cocktail in un calice, con l’headline che richiamandosi al rito della liturgia cattolica recitava “Prendete, e bevetene tutti.” 

Secondo il Comitato di Controllo, tale rappresentazione era offensiva del sentimento religioso dei cittadini, meritevole di rispetto e di tutela, così ponendosi in aperto contrasto con il dettato dell’art. 10 Codice. L’art. 10 del Codice, posto a tutela della sensibilità dei consumatori, stabilisce che questi non devono essere urtati nelle più profonde convinzioni da campagne pubblicitarie che essendo strumentali ad interessi di natura prettamente economica non devono confliggere con valori tendenzialmente assoluti e di rango superiore.

In aggiunta  il messaggio è stato ritenuto non conforme all’art. 22 del Codice, che stabilisce che la comunicazione commerciale delle bevande alcoliche non deve contrastare con l’esigenza di favorire l’affermazione di modelli di consumo ispirati a misura, correttezza e responsabilità. A prescindere dall’eventuale intento ironico che la comunicazione censurata voleva veicolare, il Comitato ha ritenuto che si trasmettesse   un messaggio suscettibile di tradursi suggestivamente nella legittimazione ad uso/abuso dell’alcool, risultando fortemente diseducativo per il pubblico in genere, e per quello dei giovani in particolare (“bevetene tutti.”).

Infine – a completamento della dura condanna inflitta – il Comitato ha riscontrato anche la violazione dell’art. 1 del Codice, dal momento che il contenuto del messaggio e la scelta del mezzo (affissione di grandi dimensioni esposta ad un pubblico indifferenziato) erano tale da suscitare nel pubblico risentite reazioni di rifiuto, capaci di riflettersi sulla comunicazione pubblicitaria nella sua generalità e rappresenta pertanto un esempio di forma comunicazionale che danneggia il credito dell’istituzione pubblicitaria nel suo complesso considerata.

Insomma, un 3 a zero che non ammette repliche.