Vizi Pubblicitari – L’ironia non paga quando si devono promuovere birre

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di Federico Unnia

Il post sponsorizzato   “Ho letto che bere fa male, ho smesso di leggere” di Webeersè stato bloccato dal Comitato di controllo in quanto ritenuto non conforme alle regole del codice di autodisciplina pubblicitaria relative al consumo di bevande alcoliche.

37-17 Webeers

Come noto su questi prodotti sono da tempo accesi i fari degli organi di controllo della correttezza pubblicitaria, proprio per prevenire la diffusione di modelli di consumo non responsabili.

Nel caso del post il Presidente del Comitato di controllo  ha ritenuto il messaggio   manifestamente contrario all’art. 22 – Bevande alcoliche  in quanto evocava  aspetti   in contrasto con la lettera e la ratio dell’art. 22 del Codice, secondo  il quale la pubblicità e la comunicazione commerciale relativa alle bevande alcoliche non devono contrastare con l’esigenza di favorire l’affermazione di modelli di consumo ispirati a misura, correttezza e responsabilità.

Secondo il Comitato, infatti, esortare il pubblico ad acquistare birre usufruendo di un buono sconto, in sinergia con l’affermazione “ho letto che bere fa male, ho smesso di leggere”, costituisce una scelta comunicazionale che rischia di tradursi suggestivamente nella legittimazione ad un uso-abuso dell’alcol.

Dato che quello dell’alcol è un tema estremamente delicato, sia per le implicazioni sociali che individuali che esso comporta, ciò  impone a chi fa comunicazione e promuove il consumo di tali prodotti un’attenzione particolare alle molteplici forme nelle quali si può tradurre.

E tutto a prescindere dall’eventuale intento ironico che la comunicazione in questione voleva veicolare. Da qui la conclusione che la comunicazione in oggetto trasmette un messaggio di sicuro e rischioso impatto emotivo sui destinatari, risultando fortemente diseducativo per il pubblico in genere, e per quello dei giovani in particolare.