Sabato in edicola il nuovo numero di FQ MillenniuM

Il test della macchina della verità prima dell’assunzione. La linea politica dettata da file anonimi che compaiono ogni mattina nel pc. Team di giornalisti-traduttori pronti a diffondere la linea del Cremlino in oltre trenta Paesi, Italia compresa. E un generale russo, l’ex capo di Stato maggiore Yuri Balyevskij, che afferma ufficialmente, ripreso dall’agenzia di Stato Novosti il 22 febbraio 2017: è in atto una “lotta per il controllo della mente e della coscienza di massa”.

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Attraverso le informazioni fornite da diversi insider, FQ MillenniuM, il mensile dell’Editoriale il Fatto diretto da Peter Gomez, in edicola con il secondo numero sabato 10 giugno, racconta dall’interno la macchina della propaganda russa, rivolta sia all’interno del Paese di Vladimir Putin sia verso l’Europa. Una propaganda che avviene tanto con la diffusione di notizie vere, ma selezionate per mettere in buona luce il governo di Mosca,  quanto con dei falsi costruiti ad arte, le famose “fake news”. Come il soldato americano che spara contro un Corano, ma poi si rivela essere un barista di San Pietroburgo arruolato per girare il video-patacca da diffondere sul web.

“Il lavoro è diviso in squadre che macinano comunicati e lanci nelle lingue dei vari Paesi, tra i quali non manca l’Italia”, si legge su FQ MillenniuM. Un sistema che ha il suo cuore a Mosca, nella sede centrale della tv multilingua Russia Today, e si dirama nel mondo grazie siti come Sputnik. Entrambe le testate sono state indicate dalla risoluzione del Parlamento europeo del 23 novembre 2016 fra gli strumenti attraverso i quali il governo russo “sfida i valori democratici” per “dividere l’Europa”.

Fq MillenniuM ha raccolto inoltre diverse testimonianze dall’interno della cosiddetta “fabbrica dei troll” di San Pietroburgo, un edificio al numero 55 di Savushkina in cui centinaia di impiegati producono commenti ad articoli online, interventi nei forum, post di falsi blog e fake news in genere. La linea politica, raccontano gli insider intervistati, è dettata dal cosiddetto “compito” che compare ogni mattina nel pc di ciascun impiegato. Uno di questi, del 28 febbraio 2015, trafugato da un’infiltratata interpellata da Fq MillenniuM, imponeva di “plasmare un’opinione” sull’assassinio dell’oppositore Boris Nemtsov, tale che l’assassinio apparisse come una “provocazione di attivisti ucraini”. Dopo diversi cambi di ragione sociale, oggi la “fabbrica dei troll” di San Pietroburgo fa capo alla società Teka ed è riconducibile all’imprenditore Evghenij Prigozhin, vicinissimo a Putin tanto da meritarsi il soprannome di “cuoco del Cremlino”. Per evitare altre fughe di notizie, raccontano le fonti al mensile del Fatto, è stato introdotto il test della macchina della verità per i nuovi assunti, che devono essere presentati da un altro dipendente.

Qual è l’obiettivo di questa macchina della propaganda composta da giornalisti, traduttori, troll e hacker che carpiscono e diffondono segreti imbarazzanti sui nemici politici del Cremlino? “Deve passare il messaggio che la democrazia indebolisce l’Occidente”, sintetizza il giornalista investigativo Andrei Soldatov. “I liberal portano valori deboli su immigrazione, sicurezza, diritti gay… ma la Russia vi salverà”.