Klaus Davi : fondo un movimento ‘politico’ per sostenere il Made in Italy

Il massmediologo italo-svizzero crea una piattaforma politica per sostenere il Made in Italy. L’obiettivo è coinvolgere gli oltre 73 parlamentari europei, la cui partecipazione e i risultati saranno esposti a Roma durante un evento dedicato.



Klaus Davi
Klaus Davi
D: Allora Klaus, in Italia mancava il partito del Made in Italy?   

R: Certo. Ma in realtà esiste già ed è anche molto radicato sul territorio. Più di tanti altri partiti, composti per lo più da nominati, mi creda.



D: Ma si sentiva davvero bisogno di un movimento del Made In?

R: Assolutamente. In questi mesi ho girato tutte le più importanti fiere e incontrato centinaia di imprenditori, dei più diversi comparti produttivi. Un tessuto industriale straordinario, sia dal punto di vista umano, che da quello prettamente aziendale. Un concentrato di genio e creatività, ma anche di ricerca, tecnologia e organizzazione ineccepibile. Direi che alcuni degli imprenditori che ho incontrato, hanno uno spessore rinascimentale. Quello che ho visto al Salone del Mobile ultimamente, ma anche in altri contesti che ho avuto occasione di frequentare, mi ha lasciato di stucco. Penso ad aziende come Sicis, di Ravenna, che crea prodotti incredibili e mantiene attuale, anche oggi, l’arte del Mosaico.



D: Ma quale è l’obiettivo che si pone questo “movimento”?

R: Uno, solo e unico: porre la questione della produzione italiana, quella qualità del Made in Italy che tutto il mondo ci invidia, al centro dell’agenda politica. L’obiettivo è aiutare le imprese nella narrazione delle proprie eccellenze. C’è un enorme deficit comunicativo, sotto questo punto di vista. Aiutarle a interloquire non solo con il consumatore, con cui le cose vanno tutto sommato bene ma potrebbero migliorare, ma soprattutto con le istituzioni, che è il lavoro svolto dalla mia agenzia di comunicazione.



D: Ma le aziende di solito non lo fanno già?

R: Si, ma attraverso le varie filiere. Non mi prenda per un presuntuoso, se dico che, per imporre un tema nell’agenda politica, ci vuole ben altro. Penso di conoscere la politica abbastanza bene, perché è un ambiente in cui lavoro ormai da 20 anni. Ho collaborato, per diversi aspetti e tematiche, con tutti i partiti. Molti dei politici di oggi li ho visti nascere, politicamente e professionalmente. E io e la mia agenzia sappiamo certo come stimolarli.



D: Ci sono le associazioni come Alta gamma e Confindustria, che spazio può avere una attività, tutto sommato inerente, come la vostra?

R: Oggi bisogna sporcarsi le mani, andare sul territorio, giocare sul campo. Andando in giro e parlando con le imprese, si capisce che questo spazio esiste ed è enorme. Guardi il reportage che ho realizzato a Vicenza

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capirà quale è il livello di “incazzatura” degli imprenditori. Si sentono abbandonati. Comunque non voglio, né tantomeno ho la pretesa, di rappresentare gli imprenditori, singolarmente o consociati. Nel mio piccolo posso comunque aiutare le imprese a comunicare meglio le proprie priorità a chi di dovere, questo sì.



D: Ma non mi dica che… entra in politica?

R: Se mi sta chiedendo se mi candido, la riposta è no. Non so fare il politico e non è certo il mio mestiere, non ne ho l’indole. Mi piace però dialogare con le imprese e interpretarne le esigenze. Ma non credo di avere le doti e le qualità che spettano, almeno in linea morale, all’uomo politico. Ho 51 anni, se avessi voluto entrare nel circuito della politica, lo avrei già fatto. Diciamo che sono consapevole di non avere le necessarie capacità.



D: Mi dica quale sarà il primo atto del movimento per il Made in Italy

R: Siamo già in atto. Stiamo distribuendo un questionario tra i nostri 73 parlamentari europei, le risposte saranno alla base di uno studio, i cui risultati li presenteremo a Roma, durante un evento pubblico.



D: Pensa che la politica la ascolterà?

R: Ci proviamo: i politici italiani non sono degli stupidi, abbiamo persone recettive e preparate in tutti gli schieramenti. Penso a Paola De Micheli, Ivan Scalfarotto, Barbara Iezzi, Maurizio Gasparri, Lara Comi, Anna Maria Bernini, Maurizio Giarrusso. E anche tra i ministri, ho sperimentato la serietà di Maria Elena Boschi, di Marco Minniti, di Graziano Delrio e di Roberta Pinotti. Le ricordo ad esempio che, sul fronte della lotta alla criminalità organizzata, dove, tramite inchieste e reportage, svolgo altresì un’attività che mi motiva molto, ho già avuto moto di incontrare e confrontarmi con numerosi ministri e sottosegretari.



D: Appuntamento quindi a Roma?

R: Sì, certamente la aspetto. Faremo un punto proprio sulla politica europea. Sarà il primo passo di quello che è: un progetto politico, nelle modalità operative e nel senso etimologico, cioè finalizzato a interagire con la comunità, con le persone che vivono e lavorano nel territorio. Ma, di fatto, finalizzato a dar voce alle imprese e agli imprenditori, attraverso la tutela del bene più prezioso che abbiamo in Italia: le idee, che sono spesso belle da far invidia al mondo, ma anche geniali. E la cui realizzazione concreta, è spesso straordinaria e porta a grandi risultati. Questo concetto si sintetizza appunto nell’affermazione… E’ Made in Italy.