Tetto compensi Rai, i pubblicitari: “ sarebbe harakiri, i budget pubblicitari delle aziende seguono le star”

Il tetto agli stipendi degli artisti Rai? Sarebbe un vero e proprio harakiri per la tv di Stato, un danno che oltretutto si rifletterebbe anche sui cittadini. Questo è il parere dei pubblicitari, che insieme o per conto delle aziende decidono dove investire i budget pubblicitari.

Cesare Casiraghi
Cesare Casiraghi

“Una Rai senza le star, perché questo accadrebbe laddove dovesse concretizzarsi l’ipotizzato tetto ai compensi degli artisti – commenta Cesare Casiraghi, uno tra i più rappresentativi pubblicitari italiani – causerebbe un significativo esodo di pubblicità verso le altre reti concorrenti, privando la tv di Stato di importanti risorse e vanificando l’’effetto canone’”.

“Infatti, – continua Casiraghi – le star sono una delle variabili che possono attirare i soldi degli investitori, laddove i piani di investimento pubblicitario degli sponsor si fanno ben prima della messa in onda del programma. Poi certo gli ascolti sono l’altro elemento per il manager aziendale che deve decidere se spendere i propri soldi in Rai, su Mediaset, Discovery o altri. Ma questo segue la messa in onda delle prime puntate di un programma”.

“Questo non significa che Rai non possa, sempre volendo essere competitiva sul mercato, regolamentarsi e compiere delle scelte, ma forse – continua il pubblicitario – meglio sarebbe in una logica di budget, come peraltro fanno tutte le grandi aziende. Ovvero ogni rete dovrebbe avere una disponibilità di fondi per le produzioni, con ciò inteso cachet e altre voci (anche perché, forse a qualcuno sfugge, ma spesso i costi di scenografia e tecnologia sono ben più rilevanti dello stipendio del conduttore), gestita autonomamente dal direttore di rete”. All’investimento, spiega il pubblicitario,  dovrebbe corrispondere un ricavo e se il saldo è positivo significherà che tali produzioni si sono auto-finanziate ed anzi hanno generato risorse da investire nell’azienda. Si veda ad esempio il caso Festival di Sanremo.

“E con ciò il gettito del canone sarebbe maggiormente dedicato alle programmazioni di “servizio pubblico” e all’ammodernamento dell’azienda” conclude il pubblicitario Casiraghi.